Anche Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, si occupa di cambiamento climatico, commentando la tragedia della Marmolada, dove un blocco di ghiaccio si è staccato per le alte temperature travolgendo un gruppo di escursionisti (6 morti, 9 feriti e 15 dispersi). Sono decenni che i ghiacciai, non solo italiani, si stanno sciogliendo.
Ma la «nostra» Marmolada subisce un degrado sempre più doloroso in questi ultimi anni: «Appare ormai spaccato in tre diversi ghiacciai. Che si vanno frammentando», spiegava quattro anni fa il glaciologo Christian Casarotto, «Col risultato che via via che emergono le rocce queste si scaldano al sole e scaldandosi sciolgono ancora di più il ghiaccio intorno».
Carlo Callegari, in pensione dopo decenni al Servizio forestale regionale, le conosce bene, quelle nevi che furono perenni: «Sono stato lassù centinaia, forse migliaia di volte. Portavo anche i ragazzi a insegnar loro lo sci estremo. Ci muovevamo la mattina presto. Alle sette, perché man mano che passavano gli anni la temperatura era sempre più alta rispetto al passato.
Per capirci: vent’anni fa, all’ora in cui è successa la catastrofe di ieri, col pieno sole, lassù si stava sottozero. Ieri c’erano almeno dieci gradi. Caldo impensabile, ‘na volta».
«L’idea che mi sono fatto io», continua Carlo Callegari, «è che lì tra Punta Rocca e Punta Penia, si fosse formata sotto una grande pozza d’acqua. E quel miscuglio di ghiaccio e roccia è scivolato giù». Si poteva prevedere? Forse non il giorno prima o la settimana prima.
Ma certo il sempre più rapido degrado del ghiacciaio e la tragedia di ieri, che potrebbe perfino aggravarsi con la conta dei dispersi ieri impossibile (troppo pericoloso) mette i brividi al pensiero di quanti, negli ultimi anni, hanno tentato di sfruttare ancor di più quei ghiacci perenni.
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