Ci sono “rischi”, a partire dal pericolo di “non essere tempestivi” con il rispetto delle scadenze previste dal Pnrr, se si rinvia l’entrata in vigore di tutta la riforma Cartabia della giustizia penale.
La legge contiene capitoli che non possono aspettare: quelli sulle sanzioni sostitutive alla detenzione per i reati minori e sulla giustizia riparativa per gli “effetti positivi” che sono in grado di produrre per la collettività, in uno dei momenti più difficili per le carceri, con l’emergenza sovraffollamento e il picco dei suicidi tra i detenuti.
Alla vigilia del Consiglio dei ministri che si appresta a far slittare sino al 30 dicembre i decreti attuativi della legge, arriva l’appello al governo di Gherardo Colombo, oggi presidente della Cassa delle ammende e in passato tra i pm simbolo della stagione di Mani Pulite.
“Va bene rinviare il decreto sulle norme processuali della riforma Cartabia: è stato chiesto un po’ da tutti e bisogna che ci si attrezzi perché tutto funzioni. Ma mi sembra che rinviare anche gli altri due, cioè le parti che riguardano le sanzioni e la giustizia riparativa, possa essere inopportuno”, dice all’ANSA.
Le due parti devono entrare in vigore subito perché gli interventi che prevedono “possano sin da subito produrre gli effetti che servono alla comunità nel suo complesso”.
Le sanzioni che sostituiscono la detenzione negli istituti penitenziari per i reati minori – che “non sono automatiche” ma richiedono una verifica del giudice sulla “non pericolosità”- “avrebbero un effetto positivo sulla vita nelle carceri, e questo si rifletterebbe in una maggiore sicurezza dei cittadini, nell’ottica di un recupero sociale e anche sotto il profilo delle condizioni lavorative della polizia penitenziaria che fa una gran fatica a gestire carceri sovraffollate.
Il problema grossissimo del sovraffollamento è causato anche e molto dalla detenzione di persone che hanno pene estremamente brevi e che non sono affatto pericolose.
Ed è a sua volta una concausa del numero così elevato dei suicidi. Siamo fuori dalla media dei 55- 60 suicidi all’anno, che è già elevata, visto che in carcere ci si toglie la vita circa 20 volte di più rispetto a fuori. Adesso abbiamo passato i 70 suicidi e siamo solo a fine ottobre”.
Quanto alla giustizia riparativa, “ha effetti estremamente positivi per quel che riguarda la riparazione del dolore che subisce la vittima e il percorso di reinserimento nella società di chi ha commesso il reato”.
Perché sia operativa occorre provvedere alla formazione dei mediatori e alla creazione di strutture ad hoc.
E visto che il primo decreto legge del governo Meloni come ogni dl “va sottoposto all’esame del Parlamento, il rischio non è solo il ritardo”.
C’è anche il pericolo che “la rivisitazione di un sistema in poco tempo (il dl va convertito in 60 giorni) possa creare incongruenze che ne rendono più difficile il funzionamento e l’efficacia”.
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