«Il Recovery arriva al momento giusto. La ripresa è in atto. L’ottimismo è giustificato. L’Ue avrà almeno per i prossimi due anni una crescita economica tra il 4 e il 5%. È una cosa senza precedenti». Lo afferma il commissario Ue per l’Economia, Paolo Gentiloni, intervistato su Repubblica da Claudio Tito.
Le incognite non sono però svanite.
«Certo, bisogna fare attenzione alle catene di produzione e al prezzo di alcune materie prime che scarseggiano. Alcuni settori devono riprendersi del tutto. Esiste la possibilità di un rialzo dei tassi di interesse americani ma qui in Europa l’inflazione appare solo temporanea. Insomma, il quadro resta positivo».
Nelle ultime due settimane sono stati approvati dalla Commissione 12 Pnrr. Sono sembrate approvazioni facili. È l’effetto di una situazione eccezionale?
«L’approvazione finale ci sarà a luglio all’Ecofin. L’ok della Commissione è il risultato di quattro mesi di dialogo. Migliaia di pagine sono state scambiate. Sono stati compiuti lunghi tratti di strada per arrivare a questo obiettivo».
Da luglio però il rapporto tra governi nazionali e commissari cambierà molto. In Italia sarete vissuti come dei “valutatori” permanenti?
«La natura di questo programma consiste nel fatto che la Commissione ha stretto un patto con i 27 Paesi. L’Italia da sola percepirà un terzo di tutti i sussidi e prestiti. E’ un patto consensuale, ma vincolante, legato a centinaia di obiettivi e scadenze. I soldi non sono una imprevista fortuna. Sono legati al raggiungimento di obiettivi e scadenze di questo patto vincolante».
Per questo rispetto sostanziale servirà un’efficienza governativa.
«Sì, siamo fortunati perché c’è una persona come Draghi e una maggioranza di una ampiezza inusuale. Ma è l’insieme della classe dirigente che deve essere consapevole di quanto sia ambiziosa l’operazione. Anche in Parlamento. Ci vuole una unità fuori dal comune tra forze politiche, sociali, enti locali».








