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Gas: Italia pronta per l’inverno, metano russo ai minimi | L’analisi del Sole 24 Ore

L’Italia è meglio posizionata rispetto all’Europa nella riduzione dei volumi di gas in arrivo da Mosca ed è riuscita a diversificare i suoi approvvigionamenti.

Prova ne sono gli ultimi dati forniti da Snam che confermano la marginalità delle forniture di gas in arrivo nella penisola al punto di Tarvisio, da dove transita il metano russo.

I flussi in ingresso via gasdotto attraverso quello snodo sono, infatti, passati dal 35%-33% del metano complessivamente entrato in Italia nel 2020 e nel 2021 al 5% del 2023.

E, se guardiamo ai primi 8 mesi di quest’anno, i quantitativi in ingresso si attestano a un livello dell’8 per cento.

Allo stato attuale, dunque, i flussi di gas in arrivo in Italia dalla Russia restano sostanzialmente stabili, si legge sul Sole 24 Ore.

Dal canto suo, l’Europa, in attesa della definitiva scadenza dei contratti di transito attraverso l’Ucraina, viaggia al momento attorno a 40 milioni di metri cubi al giorno e ha aumentato, come riporta l’ultimo rapporto della Ue sul gas, le proprie importazioni da Mosca nel primo trimestre del 2024: il 19% del proprio fabbisogno complessivo, con un aumento di 4 punti percentuali anno su anno.

Questo dato si colloca, però, in un panorama energetico europeo variegato dove Austria, Ungheria e Slovacchia dipendono ancora fortemente dal gas russo, mentre l’Italia, come detto, grazie al lavoro del governo messo in campo all’indomani dello scoppio del conflitto russo-ucraino sia sul fronte delle forniture (sfruttando anche la solida rete di relazioni del gruppo Eni e il contributo strategico di Snam attraverso le Fsru, i rigassificatori galleggianti aggiunti al portafoglio degli asset di gruppo) sia su quello degli stoccaggi, che attualmente risultano pieni quasi al 95%, ha dimostrato la giusta flessibilità per affrontare la crisi energetica e la riduzione dei flussi dalla Russia e ha creato le condizioni per fronteggiare al meglio anche il prossimo inverno.

Certo, va detto che negli ultimi mesi l’import da Tarvisio è leggermente salito ma le eventuali variazioni, in aumento o in discesa, sono dovute a scelte commerciali degli shipper per evitare il passaggio dalla Germania e i relativi oneri derivanti dalla neutrality charge tedesca, la tassa decisa dal governo di Berlino per rientrare dei costi sostenuti durante l’emergenza per gli acquisti straordinari di gas (che sarà ancora in essere fino al 31 dicembre 2024).

Senza contare, poi, le manutenzioni previste su alcuni punti di ingresso che producono una conseguente variazione del gas in arrivo nella penisola.

Si tratta, però, di variabili a tempo che non modificano l’attuale portafoglio delle forniture italiane.

Quest’ultimo ha visto un aumento dei flussi da Sud, pari a quasi il 50% della domanda gas via pipeline da gennaio ad agosto (Mazara del Vallo 31%, Melendugno 15% e Gela 3%) e dell’apporto delle Fsru che hanno consentito un incremento della quota del gas naturale liquefatto (Gnl), al 22% dell’import nei primi 8 mesi del 2024.

Proprio il Gnl ha rappresentato un elemento cruciale per la stabilizzazione del sistema e per la sicurezza nazionale, tanto da arrivare nel 2023 a coprire un quarto degli approvvigionamenti nazionali di gas e a configurarsi stabilmente come la seconda fonte di import.

Il 2023, come noto, ha registrato l’entrata in esercizio dell’impianto di Piombino, che ha portato a 23 miliardi di metri cubi annui la capacità di rigassificazione complessiva del Paese.

Con l’ingresso nel sistema gas italiano anche del rigassificatore di Ravenna, previsto entro la prima metà del 2025, tale capacità salirà poi fino a 28 miliardi di metri cubi l’anno, un valore corrispondente al gas importato da Tarvisio nel 2021.

E a questo tassello ha contribuito una combinazione ampia di Paesi: dagli Stati Uniti, da dove finora in tutto il 2024 sono arrivati 28 carichi, all’Algeria, dal Qatar all’Angola.

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