Si fa largo l’ipotesi di puntare su possibile “modello Pnrr” per sostenere i Comuni, in alternativa al semplice accollo del debito. Esiste una contropartita che Palazzo Chigi e ministero dell’Economia chiedono in termini di “virtuosità di comportamenti”. In concreto l’erogazione dei fondi sarà legata a obiettivi che le amministrazioni si impegneranno a raggiungere. Lo schema è stato studiato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli.
Il primo campo di applicazione sarà Napoli, cui nel prossimo triennio, come riportato dal Foglio, potrebbero essere destinati fondi per 100-150 milioni di euro l’anno in cambio di misure come l’aumento della riscossione oppure la dismissione di patrimonio pubblico. Il modello dovrebbe quindi essere esteso ad altre città a rischio dissesto, a partire da Palermo e Torino. A concreto rischio di fallimento, tuttavia, ci sono oggi in Italia circa 812 amministrazioni (di cui il 90% al Sud), ossia circa il 10% degli 8 mila Comuni italiani. E sono 1.750 quelli con deficit da anticipazione di liquidità.
L’intervento si inserisce nell’emendamento alla manovra di Bilancio presentato dalla senatrice Dem Valeria Valente per dare sostegno alle grandi città in crisi debitoria. Come per i fondi del Next Generation Eu erogati dalla Ue, anche in questo caso le risorse sarebbero quindi vincolate. Un modo anche per responsabilizzare gli amministratori. Intanto dagli incontri tra governo, relatori e gruppi di maggioranza è emersa un’intesa sulle modifiche al Superbonus 110%: conferma delle vecchie regole, rimozione del tetto Isee per le case unifamiliari, una soglia di esenzione dalle norme del decreto antifrode. Servirà invece qualche giorno in più per mettere a punto l’emendamento che darà corpo alla revisione dell’Irpef.
La proposta governativa è attesa in Senato non prima di venerdì, forse addirittura la prossima settimana, quando la discussione in commissione entrerà nel vivo. I tavoli di lavoro sono infatti diversi e tra questi c’è anche quello sulle misure per i Comuni. Fuori da Palazzo Madama tiene invece banco la spaccatura tra le forze sindacali per la decisione di Cgil e Uil di proclamare lo sciopero generale per il 16 dicembre contro la manovra perché giudicata insufficiente a rispondere al disagio sociale
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