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Ernesto Galli della Loggia (Corriere della Sera): «Il regionalismo e la crisi delle istituzioni centrali»

La vita politica italiana è attraversata da un “tabù ideologico” che Ernesto Galli della Loggia chiama “regionalismo”, e che definisce come il ruolo e le conseguenze che hanno avuto le Regioni, in specie dopo lo smisurato ampliamento delle loro competenze avvenuto con la modifica del titolo V della Costituzione del 2001.

Il risultato più grave, ai suoi occhi, è «lo smantellamento di fatto o addirittura la vera e propria cancellazione degli organismi che un tempo componevano la vasta rete delle amministrazioni periferiche dello Stato: le sovrintendenze ai Beni culturali, i Provveditorati alle Opere pubbliche, i Provveditorati agli Studi, gli uffici del Genio civile, il Corpo Forestale, gli organi di controllo sulla spesa locale, e almeno in parte le stesse prefetture» scrive sul Corriere della Sera. «Vale a dire lo smantellamento di tutta la rete degli organismi non solo deputati a monitorare il Paese secondo un criterio unitario e sufficientemente imparziale facendone altresì conoscere al centro le più varie necessità, ma necessari anche per poi trasmettere alle periferie gli impulsi provenienti dal centro medesimo. Non è finita qui».

«Infatti, dopo l’instaurazione del regionalismo e del suo rafforzamento costituzionale, almeno altri tre fattori hanno contribuito ad aggravare ulteriormente la disarticolazione dello Stato centrale e la delegittimazione della sua presenza: la cancellazione dell’industria pubblica, il pauroso assottigliamento del personale della pubblica amministrazione determinato dal blocco delle assunzioni, e infine il radicamento di un generale pregiudizio contro la dimensione statale: tanto a destra, grazie alla diffusione della voga liberista, quanto a sinistra, grazie alla chiacchiera europeista sull’esaurimento della funzione dello Stato nazionale. Tutto insomma ha cospirato a produrre un unico risultato: la ritirata complessiva dello Stato dal Paese, sempre più spaccato in due (Centro-Nord e Mezzogiorno)».

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