Riportiamo l’intervento integrale con cui la Commissaria dell’Inps, Micaela Gelera, ha presentato a Montecitorio il XXII Rapporto Annuale dell’Inps.
«Gentili Autorità, Signore e Signori partecipanti, Istituto Nazionale della Previdenza Sociale celebra quest’anno 125 anni di atti- vita. Più di un secolo di impegno al servizio dei cittadini, adattando gli strumenti di intervento e creando nuove modalità di comunicazione al fine di migliorare continuamente i servizi forniti. La storia dell’INPS si intreccia con quella dello Stato sociale italiano, riflettendo gli sviluppi e i cambiamenti che il paese ha attraversato nel corso del tempo.
Nel 1898, quando l’Italia era un paese unito da quasi quaranta anni, fu introdotta l’assicurazione privata obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, basata sul criterio della responsabilità del datore di lavoro per il cosiddetto rischio professionale, istituendo la Cassa Nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai. Fu attraverso quel provvedimento che nacque la previdenza sociale nel nostro paese. Nel 1919 fu poi istituita l’assicurazione pensionistica obbligatoria per l’invalidità e la vecchiaia, alla qua- le si aggiunsero un’assicurazione contro la disoccupazione involontaria e le prime tutele per la maternità. Sul finire della Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, nacque l’INPS, a seguito del riordino delle varie casse, per gestire l’intero sistema di previdenza e assistenza per conto dello Stato, secondo i principi di solidarietà sociale e uguaglianza.
Nella sua storia, l’Istituto è stato chiamato a plasmare la propria organizzazione e le proprie funzionalità ai cambiamenti del contesto economico e sociale, perseguendo una missione istituzionale che si inserisce nel solco valoriale ispirato dalla Costituzione italiana volta a promuovere principi di welfare universalistico, sostenere forme di lavoro capaci di garantire a ciascun individuo le giuste tutele e offrire l’opportunità di sviluppare appieno le proprie capacità.
Arrivando alla storia più recente, gli ultimi anni hanno rappresentato anche per l’INPS un duro banco di prova. Una pandemia, una guerra alle porte dell’Europa, uno scenario economico con complessità che non si vedevano da decenni hanno fatto emergere nuove esigenze e richiesto la rapida attuazione di politiche straordinarie. In questo contesto, cittadini e imprese da un lato, policy maker dall’altro, si sono rivolti all’INPS quale principale gestore e profondo esperto del sistema di welfare italiano.
Il futuro davanti a noi è ancora tutto da scrivere. Le nuove tecnologie, la cui diffusione ha subito una forte accelerazione negli ultimi anni, favoriscono la nascita di forme innovative di produzione e organizzazione del lavoro. Queste innovazioni possono portare significativi miglioramenti al benessere collettivo ma, per realizzarne appieno i benefici, è essenziale che ci siano istituzioni che permettano di trasferire ai cittadini il valore prodotto dalle nuove tecnologie. In questo contesto, l’Istituto svolge un ruolo centrale nella soddisfazione delle esigenze emergenti.
Ma non solo: le nuove tecnologie rappresentano anche una straordinaria opportunità per migliorare costantemente i servizi offerti dalle Pubbliche Amministrazioni. In questo percorso, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza svolge un ruolo rilevante, finanziando progetti fondamentali per rinnovare i processi organizzativi interni. A questo proposito, occorre ricordare che l’Istituto è tra gli Enti attuatori del PNRR, con un finanziamento di 180 milioni di euro per oltre 130 progetti e servizi, più di un terzo dei quali già rilasciato.
Tale processo di modernizzazione, che pone al centro le risorse umane come fattore di successo, coinvolge i dipendenti, veri protagonisti dell’erogazione quotidiana dei servizi. Ai 26.481 dipendenti dell’Istituto attualmente in servizio va il mio sentito ringraziamento per la professionalità e costante dedizione. L’adozione di nuove modalità di lavoro ha favorito lo sviluppo di processi organizzativi più agili e moderni.
L’Istituto è stato, inoltre, chiamato a svolgere attività di ricerca, aggiornamento, perfezionamento e formazione nelle materie di propria competenza, oltre ad una sempre più intensa attività di divulgazione. Una funzione nuova che deve essere costruita valorizzando quella che attualmente viene considerata come la materia prima più importante per qualsiasi attività: i dati. La disponibilità e il corretto uso dei dati sono oggi indispensabili per catalizzare una trasformazione significativa e innescare un continuo miglioramento della qualità dei servizi.
Un’efficace valorizzazione delle informazioni disponibili nella gestione dell’Istituto e di tutta la Pubblica Amministrazione costituisce uno dei nostri obiettivi prioritari. Un’efficiente gestione dei dati rappresenta la base per una Pubblica Amministra- zione davvero al servizio del cittadino e delle imprese. Una Pubblica Amministra- zione che, con soluzioni personalizzate, non impone mai adempimenti e oneri burocratici superflui, bensì si impegna a sostenere, aiutare e promuovere lo sviluppo economico e sociale di ciascun individuo e, di conseguenza, del paese.
L’Istituto possiede un patrimonio di dati inestimabile, ne cura l’utilizzabilità e la sicurezza per finalità interne e riserva, altresì, forte attenzione alla condivisione delle informazioni con altre istituzioni. In questo ambito si inserisce anche il progetto “Welfare as a service”, che si propone di mettere in connessione sulla Piattaforma Nazionale Digitale Dati le banche dati di INPS e quelle di altri Welfare Providers (Co- muni ed Enti locali, in prospettiva anche Terzo Settore), al fine di agevolare la realizzazione di servizi innovativi – basati sulla condivisione di dati – per ottenere elementi di supporto al decision making in materia di protezione sociale.
Ma ancora siamo agli inizi, c’è molta strada da percorrere nella realizzazione di un sistema strutturato di governance pubblica dei dati, sia in termini di sostenibilità complessiva, sia di diffusione di informazioni chiare e univoche su cui basare le politiche generali e predire scenari futuri. Grazie alle informazioni presenti negli archivi dell’Istituto, è stato possibile effettuare analisi sul sistema pensionistico, sul mercato del lavoro e in generale sul regime di welfare del paese, anche attraverso la valutazione degli effetti delle policy di più recente introduzione.
Mercato del lavoro
Nel 2022, il PIL italiano è aumentato del 3,7% in termini reali. L’economia ha interamente recuperato quanto perso nel 2020, raggiungendo livelli superiori a quelli antecedenti la crisi. Differentemente da quanto accaduto nelle precedenti fasi di ripresa, il recupero italiano risulta più ampio di quello registrato dagli altri principali paesi dell’area euro.
La crescita dell’economia ha favorito un sensibile miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Il tasso di attività e il tasso di occupazione sono ai massimi storici, sebbene in leggera flessione secondo gli ultimi dati di luglio 2023. Il contri- buto delle donne risulta significativo: il tasso di occupazione ha subito un incremento maggiore di quello registrato dal dato complessivo. A livello settoriale, la ripresa dell’occupazione si è sviluppata in maniera eterogenea, con le costruzioni che hanno beneficiato delle agevolazioni fiscali, il manifatturiero che ha subito ripercussioni dalla complessità dello scenario internazionale e i servizi che hanno risentito del ritardato ritorno alla crescita.
Il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, oltre ad essere quantitativo, è anche qualitativo. Il lavoro dipendente assorbe il 78% dell’occupazione totale, 6 punti percentuali in più di quanto registrato nella prima parte degli anni Duemila. La quota dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato è in crescita rispetto agli anni passati. L’aumento dell’occupazione dipendente non trova, infatti, spiegazione nell’incremento dei dipendenti con rapporti di lavoro a termine, il cui peso sul totale, pari al 16%, risulta leggermente inferiore rispetto a quello di inizio 2020. L’incidenza del part time si colloca attorno al 18%.
Il recupero dell’occupazione nasconde alcuni elementi di complessità che continuano a caratterizzare il mercato del lavoro italiano. L’aumento degli occupati si è sviluppato con una certa eterogeneità. Mentre il lavoro dipendente ha recuperato i livelli precedenti la crisi, quello autonomo soffre un continuo processo di ridimensionamento iniziato prima del 2008 ed accentuatosi con la crisi del 2020. Il mercato del lavoro italiano presenta, inoltre, forti differenze territoriali. Il Nord ha raggiunto livelli occupazionali superiori sia a quelli del 2019 che a quelli del 2007, mentre il Sud soffre ancora il ridimensionamento che ha caratterizzato, in particolare, quanto accaduto nel periodo successivo al 2008. Un ultimo aspetto merita di essere sottolineato: nonostante il recupero degli ultimi anni, il tasso di occupazione italiano risulta ancora inferiore a quello degli altri principali paesi dell’area euro.
Assicurati Inps
In Italia, il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro ha determinato un aumento sia del numero degli assicurati dell’INPS (circa il 95% degli occupati regolari in Italia), che hanno superato i 26,2 milioni rispetto ai 25,5 del 2019 (+2,6%), sia, sebbene con minore intensità, il numero medio di settimane lavorate (43 settimane nell’anno), che ha, comunque, recuperato la brusca caduta del 2020. L’aumento degli assicurati si è sviluppato in modo differenziato per classe di età e per genere. Una crescita significativa ha interessato i giovani con età fino a 34 anni e le donne (rispettivamente +5,8% e +3,2% rispetto al 2019).
A livello territoriale, l’incremento degli assicurati ha interessato tutte le ripartizioni, recuperando interamente quanto perso in precedenza. Nel Mezzogiorno l’aumento del numero medio di settimane è risultato ampio, sebbene rimanga una distanza importante dal Centro-Nord. I dati sugli assicurati INPS confermano il miglioramento qualitativo delle condizioni del mercato del lavoro, segnalando uno spostamento rilevante da lavoratori indipendenti a dipendenti di imprese private. L’input complessivo di lavoro, misurato in settimane, è risultato del 4,1% più alto di quello del 2019. Il monte dei redditi e delle retribuzioni, corrispondente all’imponibile previdenziale, si è avvicinato ai 650 miliardi di euro, con un aumento dell’8% rispetto al 2019. Il maggior numero di assicurati ha, inoltre, determinato una forte crescita dei contributi sociali che, al lordo delle agevolazioni, sono stati pari a 236,3 miliardi di euro, con un aumento del 9,3% rispetto al 2019.
La ripresa economica ha, inoltre, limitato il ricorso agli strumenti di tutela della disoccupazione che, per i dipendenti, si colloca su livelli inferiori a quelli del 2019. La temuta grande ondata di licenziamenti post pandemia, infatti, non si è verificata e la NASpI, così come gli altri ammortizzatori sociali, quali la malattia e la Cassa Integrazione Guadagni, sono tornati a svolgere un ruolo ordinario di supporto del lavoratore in periodi temporanei di inattività. Differente l’evidenza del fenomeno delle dimissioni volontarie, che risulta in forte crescita (+26% rispetto al 2019). Tuttavia, almeno nel nostro paese, non sarebbe corretto parlare di Great Resignation perché i tassi di rioccupazione nel breve periodo sono aumentati rispetto a quelli registrati negli anni precedenti la crisi pandemica: non un ritiro dal mercato del lavoro bensì un’aumentata mobilità, alla ricerca di migliori condizioni.
L’aumento dei lavoratori dipendenti e il recupero dell’intensità di lavoro si riflettono sull’andamento delle retribuzioni. La retribuzione media giornaliera dei dipendenti (ad esclusione dei lavoratori domestici e degli operai agricoli) risulta presso- ché stabile tra il 2019 e il 2022 a fronte di un fenomeno inflattivo contenuto fino al 2021, con forti tensioni dal 2022, dovute alla guerra in Ucraina e all’incremento dei costi energetici, ma attualmente in flessione. Si registrano però forti differenze in funzione dell’intensità e della tipologia di lavoro. Un fattore importante di differenziazione è il settore economico di impiego: si osservano minori incrementi delle retribuzioni medie nei settori delle costruzioni, dei servizi di supporto alle imprese (in cui è compreso il lavoro somministrato) e di quelli di alloggio e ristorazione.
A sostenere il potere d’acquisto delle retribuzioni, soprattutto di quelle me- dio-basse, hanno contribuito i provvedimenti di decontribuzione a favore dei lavoratori che, a parità di retribuzione lorda, ne hanno incrementato l’imponibile fiscale e la retribuzione netta: una misura efficace, introdotta dalla legge di bilancio 2022, confermata per l’anno 2023 e potenziata nel secondo semestre dell’anno. Lo sgravio ha infatti prodotto, nella seconda parte dell’anno 2022, un sensibile aumento delle retribuzioni mensili, se rapportato al limite di reddito previsto per l’applicazione dell’agevolazione. Si stima che per il secondo semestre del 2023 l’aumento della retribuzione lorda mensile sia nell’ordine dei 100 euro.
Imprese
La ripresa dell’economia ha favorito l’ulteriore aumento del numero delle imprese assicurate, salito a 1,55 milioni nel III trimestre 2022, da 1,47 milioni all’inizio del 2018, per poi ridursi leggermente nella parte finale dell’anno, recuperando, comunque, quanto perso nel 2020. Durante la pandemia, le misure di sostegno alle imprese hanno evitato la chiusura di aziende, il cui numero ha subito solo una moderata flessione rispetto alla complessità della crisi. Nel 2022, l’ampia e rapida crescita dell’inflazione non sembra aver avuto un effetto significativo sulla domanda di lavoro delle imprese. Solo nella seconda parte dell‘anno si è assistito ad un lieve peggioramento, con una riduzione della creazione di nuovi posti di lavoro ed un aumento della distruzione di quelli esistenti.
Con l’esclusione del picco del 2020, le aziende non sembrano, inoltre, aver fatto ricorso massivo alla CIG per proteggere le posizioni di lavoro. Il 2022 appare, dunque, un anno ordinario, con circa 12 milioni di ore mensili utilizzate nell’ultimo trimestre. Per le sole imprese energivore si nota un lieve aumento per la CIG ordinaria nella seconda parte dell’anno. Di particolare interesse quanto accaduto alla causale di utilizzo della CIG nel caso di mancanza di materie prime e componenti: mentre all’inizio del 2022 veniva utilizzata prevalentemente da imprese non energivore, a partire dalla crisi Ucraina il ricorso da parte delle energivore è cresciuto, contribuendo a spiegare il solo moderato peggioramento delle posizioni lavorative in essere.
La dinamica dei livelli occupazionali e retributivi riflette anche le misure di incentivazione introdotte, che sembrano avere avuto effetti differenti, sui quali appare opportuno ragionare. Sia Decontribuzione Sud che Esonero Giovani hanno avuto un impatto positivo sull’occupazione, mentre solo Esonero Giovani ha anche favo- rito un aumento, seppure contenuto, delle retribuzioni. Misure come Decontribuzione Sud, con minori aliquote di agevolazione, riguardanti la parte contributiva a carico del datore di lavoro, e non rivolte a destinatari specifici, generano effetti di minore entità con un ritardo temporale da considerare. In definitiva le misure di sostegno all’occupazione che agiscono esclusivamente sulla parte contributiva a carico del datore di lavoro producono effetti importanti sull’occupazione, trascurabili sulla dinamica delle retribuzioni.
Pensioni
Alla fine del 2022, i pensionati in Italia erano 16,1 milioni, un numero di poco superiore a quello del 2021, di cui 7,8 milioni uomini e 8,3 milioni donne. L’importo complessivamente erogato è stato pari a 322 miliardi di euro. Le donne, nono- stante rappresentino il 52% dei pensionati, sono titolari di solo il 44% dell’importo totale. Il 96% dei pensionati percepisce una pensione INPS, con un reddito lordo mensile medio pari a 1.687 euro; quello degli uomini è pari a 1.969 euro, risultando il 38% più alto di quello delle donne. Il restante 4% dei pensionati è titolare di rendite INAIL o pensioni gestite da altri Enti.
Nel 2022, le prestazioni pensionistiche previdenziali dell’INPS hanno assorbito quasi il 92% della spesa pensionistica a carico dell’Istituto. Peso significativo hanno avuto i trattamenti di anzianità e anticipati che rappresentano oltre il 56% della spesa totale dell’INPS. La quota delle prestazioni assistenziali sul totale supera l’8% e si concentra prevalentemente nell’invalidità civile. Il numero delle prestazioni pensionistiche previdenziali liquidate in corso d’anno si è ridotto del 3% per effetto del calo delle pensioni anticipate, scese del 9% per la conclusione di Quota 100. Le prestazioni pensionistiche assistenziali liquidate sono invece aumentate per il secondo anno consecutivo, come conseguenza della flessione del 2020 dovuta al blocco delle visite mediche per l‘invalidità civile durante la pandemia.
La recente approvazione della legge delega sugli anziani e sulla disabilità vede l’Istituto come attore protagonista nell’attuazione di questa delicata materia che necessita di adeguarsi a prassi e normative ormai adottate a livello internazionale. Il numero complessivo delle prestazioni erogate dall’INPS è rimasto sostanzialmente stabile, poco sotto i 21 milioni. L’importo medio mensile delle pensioni di anzianità e anticipate è di 1.915 euro, quello di vecchiaia è di 889 euro, mentre per le prestazioni assistenziali si scende a 470 euro.
Nel 2022, il 18% dei pensionati per vecchiaia o anzianità e anticipata percepiva trattamenti che risultavano da contribuzione a fondi diversi. Una quota in crescita, come conseguenza dei cambiamenti normativi introdotti a partire dal 2012 per favorire la ricostruzione ai fini pensionistici delle carriere lavorative e il cumulo dei versamenti effettuati presso due o più gestioni. L’età media al pensionamento è cresciuta negli ultimi dieci anni. Quella degli uomini è passata da 62 del 2012 a 64,2 nel 2022, mentre quella delle donne da 61,3 a 64,7. Il superamento di quella degli uomini da parte di quella delle donne è legato alla diffusa discontinuità delle loro carriere che comporta ritardi nel raggiungimento dei requisiti contributivi per la pensione anticipata.
La differenza in reddito da pensione tra uomini e donne deriva per la maggior parte dal minor numero di anni di contribuzione di queste ultime: infatti, l’uscita dal mercato del lavoro delle donne avviene prevalentemente con la pensione di vecchiaia, mentre quella degli uomini con la pensione anticipata che, storicamente, registra un importo medio superiore, che nel 2022 è risultato pari a 2.043 euro per gli uomini a fronte dei 1.660 euro delle donne, mentre quella di vecchiaia è stata pari rispettivamente a 1.112 euro e 752 euro.
Redditi delle famiglie
L’inflazione nel 2022 ha raggiunto l’8,1%, riflettendo le tensioni dello scenario internazionale, con l’aumento dei prezzi delle materie prime e le strozzature dal lato dell’offerta, che hanno reso complesso il reperimento di alcuni beni intermedi. Di conseguenza, il reddito disponibile delle famiglie si è ridotto temporaneamente, in termini reali, dell’1,2%.
L’aumento dei prezzi ha, però, inciso sul potere d’acquisto delle famiglie in maniera differenziata, riflettendo sia la diversa composizione dei panieri di consumo, che il diverso andamento dei redditi nominali. Nello stesso periodo, però, i redditi delle famiglie hanno beneficiato sia del recupero dell’occupazione che degli interventi approvati a sostegno dei pensionati: con il cd. “Decreto Aiuti bis”, il Governo ha aumentato del 2% i trattamenti fino a 2.692 euro mensili e ha anticipato al 2022 la corresponsione del conguaglio calcolato sulla base dell’indice definitivo di perequazione.
Risentendo sia della composizione del paniere di consumo che dell’evoluzione del reddito, l’inflazione ha quindi avuto un impatto sul potere d’acquisto, differente tra le famiglie di lavoratori dipendenti e quelle di pensionati. Per quanto riguarda le famiglie di lavoratori dipendenti, nel confronto tra il 2022 e il 2018, l’aumento del reddito nominale è risultato più ampio per quelle con redditi più bassi, che rientrano nel primo quinto di spesa della popolazione, con una crescita del 25% che si confronta con il 9% medio.
Un risultato in apparenza sorprendente, frutto dell’aumento del numero degli occupati in una congiuntura economica favorevole che, per i nuclei con reddito più basso, è passato dai 2,3 medi del 2018 ai 2,5 del 2022, mentre è rimasto costante tra le famiglie appartenenti all’ultimo quinto di spesa, che hanno redditi più alti. Per le famiglie appartenenti al primo quinto di spesa, l’aumento del reddito nominale è stato, quindi, sufficiente a compensare l’aumento dei prezzi, favorendo una crescita del reddito reale nel confronto tra il 2022 e il 2018, mentre per tutti gli altri nuclei il potere d’acquisto si è ridotto.
Per quanto riguarda le famiglie di pensionati, che non hanno beneficiato dell’aumento dell’occupazione, l’aumento medio del reddito nominale è stato circa del 5%, riflettendo il provvedimento appena citato e gli interventi di perequazione. L’aumento del reddito si è sviluppato tra le diverse fasce di red- dito in maniera più omogenea di quanto accaduto per le famiglie di lavoratori.
L’esperienza degli ultimi anni mostra come le famiglie che percepiscono solo redditi da pensione siano relativamente più esposte alle dinamiche dei prezzi, non potendo avvantaggiarsi degli incrementi di reddito legati ad aumenti dell’occupazione, e per questo possano incorrere in perdite di potere d’acquisto maggiori di quelle delle famiglie dei lavoratori. Si ribadisce però che l’esperienza recente è fortemente condizionata dall’incremento registrato dall’occupazione, in assenza del quale, le differenze potrebbero addirittura risultare invertite, soprattutto per le famiglie con i redditi più bassi, le cui pensioni beneficiano dei tassi di perequazione maggiori.
Strumenti a sostegno delle famiglie
Nel corso del 2022 sono state introdotte misure per la conciliazione tra vita familiare e lavoro, accompagnate da modifiche di quelle già esistenti. Le misure adottate, come proseguito nel 2023, sono state realizzate con l’obiettivo di agevolare una distribuzione più equa delle responsabilità familiari, di stimolare la natalità – che quest’anno è scesa al suo livello minimo storico, con meno di 400.000 nascite – e di promuovere una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
All’interno di questo processo, l’INPS ha svolto un ruolo centrale, sia nel gestire l’erogazione di queste prestazioni, che nel valutarne il take up e l’efficacia. L’analisi dell’adesione ad una policy è, infatti, di fondamentale importanza per comprende- re se la sua formulazione ha effettivamente intercettato i bisogni dei cittadini: un basso take up, potrebbe essere indice di una cattiva interpretazione dei bisogni, rendendo, quindi, la misura poco efficace.
A più di un anno dall’avvio, a marzo 2022, dell’Assegno Unico e Universale, principale misura di sostegno alla natalità, è stata calcolata un’adesione prossima al 90% degli aventi diritto, con quasi 10 milioni di figli beneficiari. Il take up, calcolato confrontando i beneficiari effettivi di Assegno Unico e Universale con la platea dei residenti ISTAT al 1° gennaio 2022 tra 0 e 20 anni, presenta una relazione inversa rispetto all’età dei figli e raggiunge il 95% per i figli più piccoli; inoltre, esso è influenzato dall’attività lavorativa dei genitori, venendo richiesto in prevalenza da genitori lavoratori dipendenti (82%), ed è più alto al Sud, probabilmente in ragione della presenza di redditi mediamente inferiori.
Dall’analisi del comportamento dei nuclei usciti, nel corso del 2022, dalla mi- sura del Reddito di Cittadinanza, e quindi passati da un’erogazione automatica dell’Assegno Unico e Universale a una modalità a domanda, è emerso un fenomeno di tardiva presentazione della domanda dell’Assegno. Si osserva, inoltre, che i beneficiari con ISEE più basso impiegano mediamente più tempo a presentare domanda di Assegno Unico e Universale.
Queste evidenze supportano l’idea che la proattività nelle prestazioni rappresenti uno strumento utile a colmare gap informativi di diversa natura e a permettere il riconoscimento di diritti inespressi, soprattutto per l’utenza particolarmente fragile. Tutto questo ha reso evidente l’opportunità di un approccio proattivo da parte dell’INPS nel favorire la fruizione delle misure di sostegno da parte degli aventi diritto. Sono state, quindi, avviate una serie di iniziative per garantire a tutti i cittadini un accesso al sistema di welfare sburocratizzato. È stato introdotto il rinnovo automatico dell’Assegno Unico e Universale, per permetterne l’erogazione in continuità senza la necessità di una nuova domanda.
Per il 2023 è poi previsto il completamento del progetto “Proposta proattiva di Assegno Unico”, un sistema di notifica che informa i neogenitori della possibilità di presentare domanda precompilandola automaticamente. Attraverso la Piattaforma della proattività, implementata nell’ambito del PNRR, è stato realizzato anche il progetto “ISEE precompilato”, per renderne più agevole la presentazione, attraverso una navigazione sempre più intuitiva. È stata, inoltre, rilasciata in via sperimentale la domanda di pensione di vecchiaia proattiva e precompilata e, lato aziende, la domanda Unica di prestazione di integrazione salariale; è stata intro- dotta anche la delega dell’identità digitale.
Considerando l’alta percentuale di richieste di servizi ancora intermediate, è sta- to rinnovato il portale dei patronati, per permettere di supportare le attività di consulenza e assistenza degli stessi. Per agevolare un migliore equilibrio tra vita familiare e lavoro, il congedo di paternità è stato reso obbligatorio anche per i dipendenti pubblici. È stata, inoltre, ampliata la durata e il periodo indennizzabile del congedo parentale. Le nostre analisi rilevano un aumento delle domande di congedo parentale sia per le mamme che per i papà, incremento che si verifica maggiormente durante i mesi estivi e che riguarda tutte le fasce di età, anche se l’utilizzo si concentra soprattutto nella fa- scia di età fino a 3 anni.
Le donne sono sempre le utilizzatrici principali di questo strumento, indicando come le richieste siano fortemente condizionate dal modello culturale che attribuisce alla donna la responsabilità della cura dei figli. Tale mo- dello sembra influire anche sul take up del congedo di paternità che, sebbene sia aumentato di quasi 20 punti percentuali dal 2018, raggiungendo il 64%, si posi- ziona su livelli ancora distanti da quelli che caratterizzano gli altri stati membri dell’Unione Europea.
Il ricorso al Reddito di Cittadinanza, abrogato dalla legge di bilancio 2023, ha sperimentato un sensibile rallentamento. Il numero di percettori di RdC aveva raggiunto il suo valore massimo a luglio 2021, con circa 1,4 milioni di nuclei familiari beneficiari. Successivamente è iniziato un trend decrescente: a dicembre 2022 i nuclei percettori erano circa 1,2 milioni, appena poco più di un milione a luglio 2023. La riduzione del numero dei percettori si è accompagnata ad un cambiamento delle caratteristiche dei nuclei in termini di aumento del valore dell’ISEE.
Il Reddito di Cittadinanza è stato sostituito, con il decreto n. 48 del 2023, da due nuove misure con decorrenza e platee differenti: l’Assegno di Inclusione (AdI), che decorre dal 1° gennaio 2024 a favore dei nuclei, con determinate caratteristiche sia economiche che di fragilità sociale e per tale motivo non in grado di lavorare, e il Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL), che dal 1° settembre è entrato in vi- gore per garantire ai componenti attivabili dei nuclei familiari, con specifici requisiti economici, uno strumento di reinserimento lavorativo.
Il citato decreto ha conferito all’INPS l’incarico di realizzare la piattaforma SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa). L’Istituto ha messo in campo le migliori competenze per la costruzione del SIISL, lavorando in modo collaborativo con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e tutti gli altri attori coinvolti, quali ANPAL, Centri per l’Impiego, Enti accreditati a svolgere servizi e misure di politica attiva del lavoro, patronati, Regioni ed Enti erogatori di percorsi di formazione, nel rispetto dei principi di semplificazione, digitalizzazione ed interoperabilità. Recentemente è avvenuto il primo rilascio della piattaforma che funziona come un “ambiente” in cui si interfacciano: attivabili al lavoro, proposte formative, progetti utili alla collettività, offerte lavorative.
Gli aventi diritto alla misura di SFL, e in futuro potenzialmente altre platee, saranno seguiti dalla fase di presentazione della do- manda a quella dell’erogazione del pagamento. Il SIISL dialoga con i sistemi informativi dell’INPS, dei Comuni e dei Centri per l’Impiego ed è lo strumento attraverso il quale il richiedente/beneficiario delle nuove misure potrà accedere alle stesse, sottoscrivendo il patto di attivazione digitale, verificando e consultando percorsi di formazione, orientamento ed inclusione sociale e lavorativa.
Si tratta di un progetto corale che è iniziato dal 1° settembre e continuerà ad es- sere implementato nelle sue funzionalità e continuamente alimentato nella parte dell’offerta formativa e lavorativa. Dal 1° gennaio 2024 sarà operativo sulla piatta- forma anche l’AdI. Il SIISL, integrando diverse piattaforme esistenti e favorendo l’allineamento delle competenze dei lavoratori alle esigenze delle imprese, consente la creazione di un valore aggiunto di fondamentale importanza e potrà divenire uno strumento primario per la messa in campo di politiche attive mirate ed efficaci.
L’Istituto è coinvolto sempre più spesso a contribuire nell’attuazione di policy innovative e complesse in tempi stringenti, tanto più nelle situazioni emergenziali, come nel caso dei recenti provvedimenti normativi adottati per far fronte alle avverse conseguenze dei cambiamenti climatici. Si ricorda, ad esempio, la tempestiva gestione dell’ammortizzatore unico istituito dal cosiddetto “Decreto alluvioni” a favore dei la- voratori dipendenti del settore privato, nonché dell’indennità una tantum prevista per i lavoratori autonomi, che ha permesso di fornire con immediatezza e semplicità di accesso il supporto economico ai lavoratori delle aree colpite dall’alluvione.
L’INPS eroga i suoi servizi anche attraverso la partecipazione attiva degli intermediari, per i quali sono stati progettati nuovi servizi e strumenti per permettere una migliore qualità dell’assistenza ai cittadini e alle imprese. È soprattutto nelle interazioni tra imprese ed INPS che il canale intermediato consente all’Istituto una interlocuzione qualificata al fine di una corretta comunicazione dei flussi informativi rilevanti, per consentire una migliore razionalizzazione e semplificazione nell’erogazione dei servizi.
Proattività, interoperabilità e sviluppo delle tecnologie sono, dunque, le tre direttrici guida per l’attività dell’Istituto. Un’attività da 125 anni al servizio del paese indirizzata a molteplici obiettivi, tra cui anche quello di supportare le decisioni del policy maker attraverso l’analisi dei dati amministrativi a nostra disposizione. Grazie alla lettura attenta dei dati è possibile avere piena consapevolezza dei fenomeni socioeconomici in atto e delle loro ripercussioni sul nostro sistema di welfare e sulla sua sostenibilità. La capacità di garantire protezione sociale anche alle generazioni più giovani e a quelle future, non può e non deve mai essere considerata scontata.
L’impiego accurato dei dati e lo sviluppo di modelli predittivi che anticipino l’evoluzione dei fenomeni di rilievo possono contribuire ad individuare possibili criticità e squilibri. I fenomeni demografici che minacciano la sostenibilità del nostro sistema, come il basso tasso di natalità e l’incremento della speranza di vita sono, infatti, maturati nel corso degli anni. È attraverso un approccio informato e una attenta e costante lettura dei dati che possiamo affrontare queste sfide, garantendo la protezione e sostenendo la prosperità del nostro paese nel corso del tempo».
Per saperne di più:

L’Italia delle case vuote nei posti sbagliati | Lo studio

Il fiscal gap che soffoca le nuove generazioni a danno di quelle attuali | L’analisi di Laurence Kot...

Quando le disuguaglianze aumentano e le opportunità di mobilità si riducono, fiducia e coesione risc...

Disagio socio-economico: nove indicatori per mappare le fragilità sociali nei quartieri di 25 | Il r...

La regia occulta dietro le rivolte di Milano e Torino | L’analisi di Maurizio Molinari






