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Franco La Cecla (antropologo): «Con la guerra gli italiani stanno imparando la geografia»

“Quello che è preoccupante nella moda geopolitica che sta tornando in auge è la natura tutta strategica e militare di questa nuova attenzione”.

Così Franco La Cecla su Avvenire osservando che come “sembra che a tutti noi, digiuni di geografia, disciplina ritenuta inutile nelle scuole, sia finalmente dato di scoprire nazioni, località, enclave che prima di questa guerra ignoravamo.

Alcuni inserti speciali di alcuni quotidiani, programmi tv costruiti come stanze dei bottoni in una guerra totale, certe sospette fonti sui social si premurano di spiegarci la geografia in base alla gittata di missili e di cannoni.

Si può dire che, da questo punto di vista alla Cenerentola Italia – scrive La Cecla – venga imbeccato (dalla Nato e dai suoi analisti e strateghi più o meno d’occasione e di complemento) una sorta di ripasso generale di supposta ‘realpolitik’.

Sull’onda della spinta distruttiva partita dalla Mosca di Vladimir Putin, siamo alla rivincita di un certo mondo militare o, meglio, militarista che si sentiva messo da parte dal giganteggiare delle emergenze climatiche e dal carattere inevitabilmente globale della crisi planetaria.

A Greta, ormai maggiorenne, e ai ragazzi di Fridays For Future rispondono ‘generali’ (che sono anche e soprattutto politici e rappresentanti di alcuni sinedri economico-finanziari) che hanno ben altro a cui pensare che al futuro del pianeta.

E a noi, ‘estranei’ fino a ieri alle loro logiche, salta all’occhio che le ragioni della guerra sono di un’arretratezza imperdonabile. In fin dei conti, la logica di Putin è il rimasuglio di un mondo imperial-zarista convinto che le armi siano la vera risorsa e per giunta incapace di gestire campagne che abbiano a che fare con una sofisticazione nella comunicazione.

Ma significa pure un’Europa balbettante, incline a cambiare idea a ogni svolta della guerra e soprattutto incapace, per ora, di disallinearsi dalla logica impossibile di una possibile vittoria di una delle due parti. La sfinge cinese, infine, non offre saggezza buona per un altro e più giusto equilibrio, ma ambiguità che annunciano altri squilibri e più acute contrapposizioni.

Non vincerà nessuno, questo è certo, e resterà il veleno della guerra. Siamo alla sconfitta della geopolitica – conclude l’editorialista – per averla ridotta a strategia senza visione del futuro. Il pacifismo, la nonviolenza sono molto più moderni di qualunque esercito, hanno strumenti molto più convincenti e costrittivi”.

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