Come ampiamente prevedibile, ma difficilmente percepito dall’opinione pubblica, terreni inariditi e grande caldo espongono i territori a un alto rischio idrogeologico: così, al primo cedimento dell’alta pressione, una violenta tempesta “V-shaped”, caratterizzata da uno schema nuvoloso a forma di V, si è abbattuta sulle regioni settentrionali, attraversando il bacino del fiume Po fino a coinvolgere la fascia centro-settentrionale della costa adriatica, producendo venti distruttivi da oltre 100 chilometri all’ora, grandine grossa e allagamenti.
A descrivere l’accaduto è il report settimanale dell’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche.
Le conseguenze prodotte dalla caduta di un chicco di grandine grosso come un’arancia, del peso di oltre mezzo chilo e a una velocità superiore a 170 chilometri all’ora, si sono viste nei parabrezza sfondati delle automobili, nella devastazione di frutteti, campi e serre, nei danni agli immobili e negli accessi per ferite ai pronto soccorso.
Così, mentre Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Toscana e Abruzzo già stanno facendo i conti con i “downburst”, colonne d’aria fredda e densa che, precipitando da un temporale, generano raffiche di vento orizzontali, lineari e violentissime, seguenti alle prolungate ondate di calore, il resto dell’Italia e le isole maggiori sono ancora alle prese con caldo torrido e umidità, che rendono la vita difficile e incrementano i consumi elettrici, causando continui e diffusi “blackout”.
In Sardegna, dove si segnala la morte di centinaia di migliaia di api per soffocamento, nell’ormai esemplare Orani si sono raggiunti in questi giorni i 47,6 gradi, mentre a Muravera sono stati registrati 47,3 gradi, a San Vito e Uta 47 gradi e a Osini 46 gradi.
In Sicilia sono stati rilevati 46,2 gradi a Santa Croce di Camerina, 45,9 gradi a Gela, 45,3 gradi a Enna e 44,5 gradi a Mazara del Vallo.
Nell’isola, dove la temperatura del mare sta raggiungendo i 32 gradi, si registrano anche decine di incendi, che finora hanno bruciato quasi 90 chilometri quadrati di territorio, costringendo a chiudere strade e a evacuare centri abitati.
“La domanda è cosa accadrà quando anche il Mar Tirreno e il Meridione saranno raggiunti dai venti freddi scandinavi”, si chiede preoccupato Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi).
“Il susseguirsi di crisi è la nuova normalità, cui purtroppo ci stiamo rassegnando”.
Al netto delle possibili variazioni conseguenti a improvvisi eventi, i grandi laghi del Nord, fatta eccezione per il Benaco, pieno al 60,7%, seppur anch’esso sotto la media, sono sempre più in crisi.
Il Verbano è al 10,3% di riempimento, con un livello idrometrico inferiore a quello del siccitosissimo 2022, e punta al minimo storico.
Il Lario è all’11,2% di riempimento e il Sebino al 19,3%, secondo gli Enti regolatori dei grandi laghi.
In Valle d’Aosta si riduce ulteriormente la portata della Dora Baltea, cui attualmente manca il 40% dei flussi che normalmente la caratterizzano in questo periodo.
Decrescenti sono anche i livelli del torrente Lys.
Sono negative anche le performance settimanali dei fiumi in Piemonte: la portata del Tanaro è un decimo del consueto, mentre per Stura di Lanzo e Toce i flussi sono dimezzati.
In Lombardia, le riserve idriche sono del 43,4% sotto la media, secondo Arpa Lombardia.
Il Veneto, flagellato da nubifragi e grandine, ha registrato incrementi nelle portate dei fiumi Adige, che resta però al 69% sotto la media mensile, Brenta e Piave.
L’Emilia-Romagna, da anni vittima di eventi estremi, continua a subire, più di altri territori, gli effetti nefasti della crisi climatica: le portate dei bacini fluviali orientali, Savio e Reno, sono sotto i valori minimi storici, ma proprio la costa romagnola, in particolare il Ferrarese, è stata quella maggiormente colpita da tempeste con grandine grossa, allagamenti e raffiche di vento forte.
Nubifragi e grandine hanno accresciuto le portate del Po nel tratto lombardo-emiliano: a Pontelagoscuro i flussi sono tornati a superare i 400 metri cubi al secondo, secondo Arpae.
In Liguria sono stabili i livelli dei fiumi Entella e Vara.
In Toscana si segnalano flussi in aumento per il fiume Serchio, mentre ancora decrescenti sono i livelli idrometrici dell’Arno, che a Pontedera è al 45% sotto la media, e dell’Ombrone, i cui flussi continuano a essere inferiori al Deflusso Minimo Vitale.
Anche nelle Marche il maltempo ha colpito duramente con grandi chicchi di grandine e allagamenti.
La violenza delle precipitazioni è testimoniata dai valori registrati dai pluviometri: a Fiumesino, Svarchi, Loreto e in altre località, in una trentina di minuti sono caduti tra i 30 e i 35 millimetri di pioggia.
Finora si registrano livelli idrometrici decrescenti nei fiumi ed erogazioni a pieno regime dagli invasi, con circa 1.400.000 metri cubi d’acqua in meno in sette giorni.
In Umbria, il livello del lago Trasimeno ha toccato -1,87 metri a Polvese, secondo il Centro Funzionale Regionale-Protezione Civile.
A Monte del Lago l’altezza è ben 60 centimetri sotto il limite minimo vitale, fissato a -1,20 metri, e mancano solo cinque centimetri per raggiungere il record negativo del recente sessantennio.
A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, il livello ristagnò sotto i due metri.
Questa settimana sono invece stabili le portate dei fiumi.
Nel Lazio, i livelli dei due laghi dei Castelli Romani, Albano e Nemi, continuano ad abbassarsi e in sette giorni hanno perso ulteriori quattro centimetri.
A superarli, però, è stato il lago di Vico, nel Viterbese, la cui altezza idrometrica è scesa di cinque centimetri, secondo Aubac.
Una curiosità sulla “tropicalizzazione” della Capitale: negli scorsi due mesi, a Roma, nella stazione di rilevamento della Regione Lazio “Macao”, soltanto per nove giorni, concentrati nella prima metà di giugno, la temperatura massima è stata sotto i 30 gradi e solamente per 19 notti la colonnina di mercurio è scesa sotto i 20 gradi.
I giorni con temperature massime torride, superiori a 35 gradi, sono stati finora 25 e, di questi, 10 hanno superato i 37 gradi.
In Campania aumentano i flussi in alveo dei fiumi Volturno e Sele, mentre una sostanziale invarianza viene registrata dal Garigliano.
In Basilicata, in una settimana, si registrano oltre 10 milioni di metri cubi d’acqua in meno nei principali serbatoi, che comunque trattengono ancora il 72% dei volumi di riempimento autorizzati.
In Puglia, tra rilasci ed evapotraspirazione, i volumi idrici trattenuti dalle dighe della Capitanata si sono ridotti di circa 15 milioni di metri cubi, ma le riserve residue dovrebbero soddisfare il fabbisogno irriguo e potabile fino al termine della stagione estiva.
“Sono proprio questi dati, figli della lungimiranza ai tempi della Cassa per il Mezzogiorno, a evidenziare la necessità di realizzare nuovi bacini anche al Nord del Paese per trattenere acqua sul territorio da utilizzare nei ricorrenti momenti di bisogno”, conclude Massimo Gargano, direttore generale di Anbi.
“Al Governo chiediamo di dare concretezza operativa al Piano Invasi Multifunzionali, proposto con Coldiretti e di cui molti progetti sono previsti anche nel Piano Idrico Nazionale.
Di fronte alla crisi climatica, i territori necessitano di urgenti risposte vere”.








