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Francesco Riccardi (Avvenire): «Alla festa della Repubblica mancano i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri»

“Speriamo sia per l’anno prossimo, perché a questa Festa della Repubblica, purtroppo, ancora molti, troppi italiani non sono stati invitati”.

Lo scrive Francesco Riccardi su Avvenire ricordando che gli assenti “sono quelle centinaia di migliaia di ragazzi e adolescenti italiani perché qui sono cresciuti, hanno studiato e si ritrovano nella stessa cultura dei loro compagni, ma che non vengono riconosciuti come cittadini perché nati – all’estero o persino in Italia – da genitori stranieri.

E che solo per questo non possono godere di tutti i diritti assicurati dalla nostra Repubblica ai loro amici, figli di genitori italiani. Mancano, questi invitati alla Festa della nostra Repubblica, perché acquisire la cittadinanza italiana è ancora un percorso difficile, un diritto di fatto negato a molti.

Questa – ricorda l’editorialista – è la terza legislatura in cui si cerca di riformare criteri così stringenti ed escludenti, ma i precedenti tentativi di introdurre uno ius soli temperato (per i nati in Italia) o uno ius culturae, basato sulla frequentazione di diversi cicli di studio, sono sempre naufragati per l’opposizione di una parte consistente delle forze politiche.

Tra due settimane sarà all’esame dell’aula della Camera una nuova proposta di legge, sostenuta da M5s, Pd, Italia Viva, Leu. E, fatto significativo, appoggiata anche da Forza Italia, mentre Lega e Fratelli d’Italia vi si oppongono.

È stata battezzata legge sullo ius scholae perché prevede, in sintesi, che i minori di 12 anni possano chiedere e ottenere la cittadinanza italiana dopo aver frequentato e concluso un percorso di studio di 5 anni.

Una volta acquisita, cioè, non solo la piena conoscenza della lingua, ma soprattutto assorbiti e condivisi la cultura e l’educazione civica che la nostra scuola trasmette. Così da riconoscere uguali diritti e doveri a persone che uguali sono per natura e che condividono luoghi di residenza, di studio, di gioco, di lavoro, di vita con gli altri italiani.

Ognuno con la propria storia, con credi, usi e costumi anche diversi, ma accomunati dagli stessi valori fondamentali. Quelli scolpiti nella Costituzione repubblicana che appunto si festeggia il 2 Giugno.

L’auspicio, allora, è che l’anno prossimo ad aprire la sfilata ai Fori imperiali siano tanti bambini – italiani di fatto e per il 2023 anche di cittadinanza – con i maestri e i professori che a ciò li hanno educati. Perché – conclude Riccardi – italiani non si nasce, ma si diventa sempre – si sia nati qui o altrove – quanto più si è capaci di conformare la propria vita a quelle virtù che ci fanno popolo”

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