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Francesco Maria Giovannini, vicepresidente Green Arrow: “Ecco la ricetta per spingere economia” | L’analisi

“Ormai è necessario supportare l’economia italiana incentivando i soggetti istituzionali che investono in fondi italiani e, quindi, sostengono le imprese italiane”.

Non ha dubbi Francesco Maria Giovannini, vicepresidente e responsabile dei rapporti istituzionali di Green Arrow Capital sgr, una delle principali piattaforme di risparmio gestito italiane con oltre 2 miliardi di euro di masse, ma che punta nel giro di un quinquennio ad arrivare a 5 miliardi.

La riflessione di Giovannini, scrive MF-Milano Finanza, prende le mosse anche dal recente intervento di Davide Serra, fondatore e ceo di Algebris, che su Class Cnbc e MF-Milano Finanza ha auspicato una legge che imponga agli investitori istituzionali di destinare almeno una quota dei loro investimenti alle imprese italiane.

Su questo fronte, il vicepresidente di Green Arrow e Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e dell’Ordine dell’Impero Britannico (Obe), pur riconoscendone l’intento virtuoso sembra fa prevalere una visione liberale: «Stimo molto Serra, ma non credo si debbano introdurre obblighi negli investimenti; piuttosto il governo potrebbe provare a introdurre alcuni incentivi, magari sotto forma di sgravi fiscali, per chi decide di sostenere l’economia reale italiana».

Si tratterebbe, in sostanza, di ricalcare per sommi capi il modello francese o inglese nel supporto a chi ha deciso di sostenere, per esempio, l’innovazione investendo sulle startup del fintech – creando poi dei veri e propri hub.

Più nello specifico, spiega Giovannini, si potrebbe cercare una moral suasion sugli operatori istituzionali che investono attraverso gestori italiani: “La discussione potrebbe essere indirizzata nel premiare le casse, i fondi pensione, previdenziali e così via, i quali hanno deciso di investire in un gestore italiano a supporto dell’economia reale nazionale, dandogli uno sgravio fiscale nel momento in cui realizzano il capital gain.

Potrebbe essere un vero game changer perché a quel punto l’investitore noterà che investendo nel gestore italiano avrà lo stesso rendimento del competitor francese e in più avrà anche uno sgravio”.

Ovviamente, “l’entità dipenderà poi dal margine che il governo ha sotto il profilo del bilancio statale, ma anche una percentuale apparentemente minima, se rapportata alle masse investite sarebbe comunque importante”.

Per Giovannini, inoltre, va cambiata la percezione secondo cui investire in un fondo non italiano è cool e non si corrono rischi, mentre farlo in uno italiano è meno appealing e si ha incertezza.

Su questo fronte, comunque, arrivano delle indicazioni positive circa l’apertura del governo a dialogare con gli investitori.

«Da parte del governo, più precisamente del Mef e del sottosegretario Federico Freni, stiamo notando la voglia di trovare una via ulteriore per sostenere l’economia; la politica deve infatti comprendere che investire nelle gestioni italiane significa aiutare l’economia reale, sostenere le pmi, che crescono e aumentano di fatturato e, soprattutto, mantengono e creano lavoro.

Perché tutto questo è anche un tema di mantenimento dell’occupazione”, chiosa Giovannini.

In attesa che arrivi un’apertura ufficiale da parte del governo, Green Arrow Capital porta avanti i piani di crescita delle tre strategie di investimento: infrastrutture energetiche e digitali; private equity; private credit.

La sgr, attualmente, conta tra i propri investitori le casse previdenziali – che rappresentano il 31% – le fondazioni (18%), fondi pensione (circa il 20%) e un nocciolo di istituzionali come banche, assicurazioni e fondi di fondi.

Un parterre che, nonostante procedure di investimento molto più strutturate (e slot di allocazione più ridotti) rispetto ai tipici investitori privati come i family office, sta garantendo importanti raccolte alla sgr, in un momento peraltro più complicato per i fundraising globali.

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