La strada è quella segnata da Sergio Mattarella, scrive Manacorda sulla prima pagina di Repubblica. Nel giorno del suo nuovo giuramento, il presidente della Repubblica ha dettato una agenda per il Paese, mettendo ai primi posti la necessità di aggredire le diseguaglianze.
Il passo con cui percorrere questo cammino è invece una scelta, in un certo senso obbligata, di Mario Draghi: affrontare subito il problema dell’aumento dei prezzi energetici, che rischia di minare alla base la ripresa.
Di questo ha parlato ieri il presidente del Consiglio, annunciando un «intervento di ampia portata» e sottolineando che «la crescita sostenuta, equa, sostenibile è il miglior custode della stabilità». Restano però due importanti interrogativi.
Il primo riguarda i mezzi con cui si intende raggiungere questi obiettivi; il secondo, che ha una dimensione internazionale riguarda il contesto nel quale potrà attuarsi qualsiasi eventuale intervento straordinario del governo. Un contesto che oggi è – in modo paradossale – meno favorevole di quanto fosse appena pochi mesi fa.
Sulla strada scelta da Draghi c’è infatti un bivio che dovrà affrontare subito: si sgraveranno imprese e famiglie dal peso in più delle bollette facendo ricorso a nuovo deficit, oppure no? Dalla maggioranza si alzano numerosissime voci che con vari accenti chiedono la stessa cosa: un extradeficit per far fronte a una situazione straordinaria ma contingente. Ma Draghi è punta su un percorso che non contempla il ricorso all’extradeficit e guarda nel breve periodo ad altre misure.
Tra queste è più che possibile che ci sia anche qualche intervento sui profitti straordinari che alcune società energetiche hanno tratto dal rialzo dei prezzi del gas. Il Generale Inverno scioglierà presto la sua morsa – conclude Manacorda – i termosifoni si abbasseranno, magari si scioglieranno anche le tensioni tra la Russia e i suoi vicini, e già in primavera il caro energia peserà di meno.
Ma il problema di affrontare eventuali choc di tipo energetico o di altro genere che mettono a rischio la ripresa resterà e dovrà essere affrontato con una cassetta degli attrezzi di politica economica necessariamente limitata.
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