Abbiamo sofferto due anni di pestilenza, siamo nel pieno della guerra e dobbiamo assolutamente evitare la carestia.
La sfida economica dei nostri giorni è diventata una lotta contro i Cavalieri dell’Apocalisse, scrive Guerrera sulla prima pagina di Repubblica.
Il nuovo pacchetto di sanzioni costerà caro all’Occidente, soprattutto nei prossimi mesi. La partita tutta da giocare è sul grano, ingrediente fondamentale non solo di beni di prima necessità ma anche del benessere economico dei ceti medio-bassi.
Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ieri: «L’aumento dei prezzi delle materie prime importate è una tassa ineludibile per il Paese».
Ci sono due aspetti delle sanzioni sul petrolio trasportato per mare che faranno male a Putin.
Il primo è che l’embargo coprirà circa il 90% delle esportazioni russe. Il secondo, di cui si è parlato meno, è la proibizione alle compagnie di assicurazioni europee di stipulare polizze sulle navi russe.
Il grano invece, spiega Guerrera, è un terreno di scontro su cui si incrociano geopolitica ed economia.
Il prezzo è salito di più del 40% quest’anno perché la produzione ucraina — circa un quinto del totale — è bloccata nelle stive delle navi ancorate tra le mine del porto di Odessa.
Kiev è pronta ad aprire un corridoio ma vuole essere sicura che la Russia non bombardi né sminatori né navi.
Putin ha finora detto che la Russia lo farà ma solo se l’Occidente ritira le sanzioni. Il risultato è una situazione di stallo che rischia di affamare interi continenti.
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