Fu in Inghilterra, nel 1767, che fu inventato il metodo per iniettare anidride carbonica nell’acqua e creare le prime bevande gassate. Ed è la Coca Cola, che sta sparendo dagli scaffali dei supermercati di Londra, il simbolo delle contraddizioni di un mondo nuovo che avanza creando cortocircuiti con un passato al quale siamo abituati.
A provocare la scarsità di quelle che chiamano “soft drinks” è la chiusura di un paio di impianti determinato da un aumento del prezzo del gas naturale che rende non più economicamente sostenibile produrre anidride carbonica. Ma a creare molti altri buchi nelle catene di distribuzione che arrivano a Londra ci si mette anche la mancanza di autisti europei di veicoli di pesanti (HGV) rimasti senza permesso di lavoro.
L’economia della scarsità: è questa la definizione che L’Economist ha trovato per dare un nome al tempo strano nel quale stiamo entrando dopo la grande epidemia e che Londra avverte maggiormente. Il caos è, in effetti, il frutto del moltiplicarsi tra di loro di almeno cinque veloci fenomeni diversi: il Covid 19, che ha fatto scoprire a molti quanto siano vulnerabili catene distributive troppo lunghe. Le tensioni tra Usa e Cina, aumentate, paradossalmente, dopo l’elezione di Biden.
C’è, poi, l’accelerazione sui traguardi di riduzione di emissioni di CO2: è la certezza di dover abbandonare per sempre l’era dei fossili ad aver determinato una pesante riduzione degli investimenti su nuovi giacimenti (si sono più che dimezzati dal 2014) con l’effetto collaterale di raddoppiare il prezzo del gas che ha chiuso gli impianti delle bevande frizzanti.
A questi tre fattori si è aggiunta la Brexit, che ha reso molto più costoso attraversare la Manica; e, infine, la struttura dell’economia inglese che è tra le più dipendenti dalle importazioni, proprio per aver scelto di avere una base manifatturiera sottile. Sono, allora, questi i segnali che noi europei ci aspettavamo per intravedere l’Armageddon fin dalla sera del Referendum?
I dati economici non indicano veri e propri disastri (la previsione è che il PIL crescerà del 6,6%). Un po’ come in Europa, non sembrano mancare i soldi. E neppure i posti di lavoro. Anzi, per la prima volta negli ultimi 20 anni, ci sono un milione di posti di lavoro vuoti. Scarseggiano le cose da comprare e ciò produce le spinte inflazionistiche che potrebbero costringere la Banca Centrale a interrompere le iniezioni di moneta nell’economia.
Peraltro a mancare sono tutti i prodotti che, da tempo e dovunque, avevamo deciso di dover ridurre: le bibite gasate, l’anidride carbonica, la carne, la benzina. Ciò può costringere a innovazioni che in contesti più stabili arriveranno più tardi. Del resto gli inglesi sono esattamente spaccati a metà. Con due punti percentuali di differenza – nei sondaggi – tra quelli che voterebbero per tornare in Europa e quelli che invece confermano di volerne star fuori.








