“Il più grosso problema di un Paese democratico è tenere sotto controllo quanto il governo spende”. Il premio Nobel Milton Friedman è riuscito con maggior lucidità a catturare uno dei maggiori paradossi della storia.
In un secolo e mezzo di critica al sistema che Marx fu il primo a definire capitalistico, i numeri dicono che l’unico processo davvero inarrestabile è stato l’aumento della spesa dello Stato nelle economie cosiddette capitalistiche. Fino all’esplosione della pandemia. Per l’università di Oxford, nel 1880 lo Stato spendeva circa il 9% del Pil in Inghilterra e il 3% in Usa.
Cinquant’anni dopo, per reagire alla crisi del ‘29, il Presidente Roosevelt consigliato da Keynes varò un programma di investimenti pubblici destinato a passare alla storia, che portò la spesa pubblica all’11% del Pil, livello cinque volte inferiore a quello che gli Usa raggiungeranno nel 2022: il piano proposto da Biden costerà 2.400 miliardi di dollari e porterà l’amministrazione a spendere più di quanto non abbia fatto per finanziare la seconda guerra mondiale.
In Italia la parabola è stata simile: agli inizi degli anni Ottanta il debito pubblico era attorno al 60% del PIL. Amato, prima, e Monti, poi, si trovarono a dover varare programmi di austerità dolorosi per domare un debito che però continuava a salire al 120% nel 1995 e al 135 nel 2015 e che, oggi viaggia verso il 160%. Paradossalmente, in proporzione alla propria economia spendono molto meno (sotto il 40%) i governi comunisti di Cina o Vietnam.
I motivi per i quali l’ascesa della spesa pubblica è irresistibile in Paesi di democrazia liberale sono sostanzialmente tre. L’influenza dei burocrati che sono ovviamente la lobby più vicina a chi fa le leggi e tendono ad orientarne le decisioni verso scelte che ne aumentano potere di spesa; gli elettori, che ovviamente premiano chi spende.
E, infine, la circostanza che la spesa pubblica riguarda servizi – la sanità e l’educazione, ad esempio – dei quali cresce naturalmente la domanda ed è difficile aumentarne la produttività.
Ma oggi tutti e tre i fattori possono essere disinnescati utilizzando in maniera intelligente tecnologie e flessibilità. È dunque possibile cambiare paradigma e ciò vale in maniera netta per l’Italia, che deve attuare il Pnrr senza poter aumentare la spesa ordinaria.
Occorre una ridefinizione del concetto stesso di Stato, così come di mercato che né i vecchi socialisti, né i liberisti puri saprebbero riconoscere. Il “leviatano” che domina il mondo è un animale strano che deve però assolutamente ridurre nel tempo la sua dimensione e aumentare la sua intelligenza.
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