Ai pochi spettatori delle gare delle Olimpiadi di Pechino non è consentito neppure di urlare. Devono limitarsi ad applaudire per evitare che attraverso microscopiche goccioline (droplets) rischino di contagiare i propri vicini.
Sono Olimpiadi invernali quelle che si stanno svolgendo a Pechino, che sembrano secoli lontane da quelle che salutarono nel 2008 l’ingresso stabile della Cina tra le super potenze del mondo. Quattordici anni dopo, questi giochi sembrano segnare un’altra tappa verso un futuro distopico che è, forse, l’esito peggiore che la pandemia rischia di aver accelerato. Anche se questo esito non è inevitabile.
In realtà, le grandi manifestazioni sportive hanno perso già da tempo la dimensione della festa che le definiva. Le Olimpiadi invernali del 2014 si sono svolte in una delle più prestigiose località balneari del Mar Nero (Sochi); i prossimi campionati mondiali si terranno – a Natale – nel deserto del Qatar. Pechino è poi il luogo che un visitatore meno assocerebbe all’idea dei giochi nati sulle Alpi: nonostante il fatto che la temperatura minima a febbraio sia stabilmente sotto lo zero, è al centro di una delle aree più aride del mondo e a circa 500 chilometri dal deserto del Gobi.
Le gare di sci si svolgono a circa 200 chilometri dalla Capitale su montagne più basse del nostro Appennino e la neve è quasi tutta artificiale. Costringendo i cinesi a innovazioni straordinarie che potrebbero tornare utili anche a Milano – Cortina tra 4 anni, visto che un effetto meno noto del cambiamento climatico è che renderà sempre più difficile organizzare i giochi olimpici invernali. Infine, la scelta del governo cinese di puntare a “zero contagi” (pochi lo hanno notato ma il Paese che ha visto l’inizio della pandemia è anche quello che ne ha registrato meno casi in proporzione alla popolazione) costringe gli atleti a vivere in una bolla, ma anche i giochi di Tokyo si sono svolti l’Estate scorsa tra mille preoccupazioni.
Le Olimpiadi del 2022 furono aggiudicate a Pechino per soli 4 voti in più ottenuti dai delegati del Comitato Olimpico Internazionale. Probabilmente XI Jinping, nel momento più delicato del suo mandato, si sarebbe probabilmente volentieri privato dell’onore delle Olimpiadi e dell’onere di dover fronteggiare lo strano “boicottaggio diplomatico” di Stati Uniti, UK e Australia. E però il secondo classificato fu, in quell’occasione, Almaty, la città più grande del Kazakistan, dove si sta, in questi giorni, consumando una vera e propria guerra civile. In fondo, le Olimpiadi sono solo un segnale della transizione surreale che stiamo vivendo. Da un mondo che aveva certezze che si stanno squagliando come la neve di piste artificiali. Ad un esito che non è scontato e che dipende dalla voglia di riscoprire quell’umile volontà di conoscere mondi diversi di cui Marco Polo è simbolo universale.
Per saperne di più:

Infrastrutture e geopolitica, Enzo Peruffo: le scelte strategiche per la competitività dell'Italia e...

Infrastrutture e competitività, Andrea Pancani: «L'Italia è più avanti di come viene raccontata»

Infrastrutture e logistica, Pasquale Russo: «L'Italia deve investire di più e superare i blocchi all...

Vincenzo Nunziata: oltre 9 miliardi per il futuro di Fiumicino

Patrizia Micucci, fondatrice di Aurora Growth Capital, sul contributo delle banche italiane: “Da pre...






