«È il Parlamento che deve valutare se introdurre l’obbligo di vaccinazione contro il Covid-19 per chi lavora nel Servizio sanitario nazionale. Come la legge Lorenzin lo introdusse contro morbillo e parotite». Così Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei Medici, è intervenuto sulle pagine del Corriere della Sera.
«Per i sanitari sono convinto che tutto si risolverebbe applicando bene le norme che già ci sono, la 81 e la 84 sulla sicurezza sul lavoro. Dicono che tecnicamente il lavoratore può essere obbligato a vaccinarsi, se ciò viene riconosciuto come requisito essenziale a tutela sua (che se si ammala può rivalersi sul datore di lavoro) e degli altri». Un tema politico, che però non riguarda i medici, bensì il personale sanitario.
La Costituzione afferma però che non si può essere sottoposti a un trattamento sanitario obbligatorio. «Ma questo non è un trattamento. È un requisito per lavorare. Sarebbe come se un fabbro non volesse fare il vaccino contro il tetano: non potrebbe aprire bottega. Mi rendo conto delle difficoltà». Quanto «a noi medici, la gran parte ha già fatto il vaccino e altri ancora attendono la disponibilità della dose. Ci sono state corsie preferenziali, come per gli insegnanti, in gran parte privi di patologie. Cosa che ha creato la protesta di pazienti che le hanno e si sono sentiti scavalcati. Devo dire che la gestione andrebbe semplificata».
L’auspicio, ha concluso, è «un modello organizzativo più semplice: tutti all’hub. I medici ci sono e vogliono vaccinare ma rendiamo loro la vita più facile: convochiamo tutti agli hub e tutto andrà più in fretta».
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