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Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera: “Senza la memoria non può esserci giustizia”

“La memoria è come un giardino. Va curata. Altrimenti si ricoprirà di erbacce. E i fiori dei giusti scompariranno. Divorati. Quei fiori – scrive l’editorialista – sono persone che hanno lottato anche per la nostra libertà o hanno pagato, con la vita, per la sola colpa di essere nati.

Quello che siamo noi oggi lo dobbiamo a loro. Se li dimenticassimo morirebbero una seconda volta. Ma, senza accorgercene, cominceremmo anche noi – fortunati cittadini di una democrazia e di uno Stato di diritto – a svuotarci di valori, a dare poca importanza al coraggio delle idee, al sacrificio personale per un bene collettivo, a impoverirci nella nebbia storica dei fatti. Inerti.

Liliana Segre è infaticabile nella sua testimonianza della Shoah. Una tragedia immane nella quale alcuni dei nostri antenati furono anche complici, al di là del racconto rassicurante, e a tratti eroico, degli «italiani brava gente».

Ma le pagine buie le abbiamo rimosse. Per convenienza. La giornata della Memoria è stata istituita solo nel 2000. Se dovesse trasformarsi in un esercizio rituale, di semplice buona

educazione, non avrebbe senso. Ed è anche per questo – prosegue de Boroli – che dobbiamo essere grati alla senatrice Segre. Nel 2023! Segre teme la noia. E ha ragione.

Noi temiamo, con lei, l’assuefazione, il rigetto magari per un sovrappeso di avvenimenti, l’insincerità di manifestazioni dovute e non sentite, la voglia di rimuovere il passato nella convinzione che ciò favorisca la costruzione del futuro. «Abbiamo capito, sappiamo, ora però pensiamo ad altro».

Ma non è così. Senza memoria non vi è giustizia. I torti si sovrappongono alle ragioni, cancellandole. Ho accompagnato, per tanti anni, Liliana Segre nei suoi incontri con gli studenti, in occasione del 27 gennaio.

L’attenzione è sempre stata totale. Un silenzio assoluto. Una grande partecipazione e momenti di emozione. Soprattutto quando la futura senatrice diceva alle ragazze e ai ragazzi: «Siete fortissimi».

E mai – conclude – vi fu un incoraggiamento così vero, così sentito, così provato sulla propria pelle”.

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