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Alfredo Ferrante (segreteria Unadis): «Inserire giovani laureati nella pubblica amministrazione»

Nel decreto reclutamento «si perde ancora una volta un’occasione» a proposito della Scuola nazionale dell’amministrazione (Sna) nonostante venga rafforzata nelle sue funzioni di supporto all’attuazione del Pnrr. È la posizione di Alfredo Ferrante, componente della segreteria nazionale di Unadis commentando con l’Adnkronos il decreto Reclutamento.

«La Scuola dovrebbe essere il passaggio obbligato per chiunque voglia assumere funzioni dirigenziali nella pubblica amministrazione,» spiega «sia perché così si potrebbero intercettare giovani laureati o per coloro che già lavorano nel pubblico e vogliano fare carriera e sia per chi viene dal mondo del privato».

Il corso-concorso dovrebbe essere accessibile a tutti, magari modulato a seconda delle provenienze, ma tutti dovrebbero entrare nel medesimo corso specifico, come una sorta di accademia della dirigenza. E invece questa opportunità viene colta solo al 50%, come ha detto il ministro per la Pa Renato Brunetta i posti per i dirigenti tramite la Sna sono sempre la metà.

Così si mancano due obiettivi, da una parte di formare le persone in maniera omogenea (al di là del background) in termini di conoscenze teoriche e pratiche e dall’altra quella di creare un gruppo che lavorerà nello stesso modo, soprattutto così facendo la dirigenza rimane sempre un «corpo etereo e non acquisisce lo spirito unitario e la coesione di altri corpi dello Stato come i magistrati, i diplomatici, i prefetti».

La dirigenza pubblica è un mestiere e quindi, secondo il rappresentante di Unadis, bisognerebbe seguire tutti un determinato percorso con «la condivisione di determinati valori repubblicani. Oggi purtroppo la dirigenza è un coacervo di persone che vengono da esperienze diverse, mi dispiace che il ministro Brunetta non l’abbia ancora colta»

«Dal ’97 ad oggi sono stati fatti solo 8 corsi-concorsi per la dirigenza, per un totale di circa 1.000 dirigenti di prima e seconda fascia dopo essere passati dalla Sna: una goccia nell’oceano» sottolinea Ferrante. «Anche se il corso-concorso dura un anno – e vanno benissimo tutte le iniezioni a tempo determinato per raggiungere i risultati del Pnrr» aggiunge il dirigente dello Stato «sarebbe stato utile mettere a regime questo percorso e quindi che ogni anno la scuola sforni 200- 300 dirigenti e nel giro di 10-15 anni rinnova il parco dirigenza della Pa. È il momento di una vera rivoluzione, mi sarei aspettato una virata brusca per cambiare regime grazie anche a tutti soldi che arriveranno. E soprattutto basta con i dirigenti cooptati dalla politica».

«L’esperienza ci dice che accanto a tanti colleghi bravi, arrivati da fuori, tanti stanno lì per una affiliazione politica. Se si vuole una pa che assicuri continuità non è questa la strada” commenta in merito alla previsione di un aumento percentuale sensibile di dirigenti chiamati dall’esterno.

«Mi lascia perplesso» prosegue «l’immisione forte di personale a tempo determinato, anche se è vero che servono competenze per il Pnrr ma non vorrei che da tempo determinato magicamente si trasformasse a tempo indeterminato» osserva Ferrante facendo riferimento anche alla misura del decreto che prevede il 40% dei posti venga riservato nei concorsi che saranno banditi dalle amministrazioni, dopo il 2026, a favore di chi abbia svolto incarichi a tempo determinato lavorando al Pnrr. 

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