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Fatih Birol, Agenzia internazionale dell’energia: “L’Italia stia attenta ai gasdotti, la domanda è destinata a calare” | Lo scenario

“Un allargamento del conflitto in Medioriente potrebbe far impennare il prezzo del petrolio.

Spero che alla Cop28 di Dubai si approvi la triplicazione delle rinnovabili e che l’industria petrolifera dimostri di impegnarsi davvero contro la crisi climatica.

All’Italia dico: pensateci bene prima di costruire nuovi gasdotti.

E se volete aiutare davvero l’Africa, fate una cosa semplice: fornite alle donne africane strumenti sicuri per cucinare.

Oggi i fuochi di legna e rifiuti sono la seconda causa di morte prematura”.

È un Fatih Birol a tutto campo quello che accetta di parlare con Repubblica a due settimane dall’inizio della cruciale Conferenza Onu sul clima che si terrà a Dubai.

Il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia in questi anni ha traghettato l’Aie, nata negli anni Settanta per tutelare i Paesi consumatori di petrolio, verso nuovi lidi: oggi è la paladina della transizione energetica e dell’addio ai combustibili fossili.

“Se uno o più Paesi produttori fossero coinvolti direttamente nella crisi” in Israele, “vedremmo certamente i prezzi subire una spinta al rialzo.

D’altra parte dal Medioriente parte un terzo di tutte le esportazioni di greggio.

E da lì passano infrastrutture fondamentali per l’approvvigionamento energetico dell’Europa.

La crisi israelo-palestinese e l’invasione russa dell’Ucraina dimostrano quanto si sbagliasse chi sosteneva che il sistema basato sui combustibili fossili fosse sicuro”, ha detto.

Sulla possibilità che alla Cop28 si riesca a mettere nero su bianco l’uscita dai combustibili fossili, Birol ha dichiarato che “spero in un abbandono ordinato dei combustibili fossili, a cominciare dal carbone.

Ma dal mio punto di vista è molto importante che alla Cop28 l’industria dell’oil and gas dimostri che si sta impegnando davvero contro il cambiamento climatico.

Dubai sarà un momento della verità per i colossi del petrolio”.

“Anche all’Aie riteniamo importante” la tecnologia della cattura e del sequestro della CO2 (Ccs) “ma quando andiamo a vedere i progressi fatti negli ultimi vent’anni, scopriamo che è una sequenza di delusioni.

Per questo non ci convince l’eccessiva fiducia riposta da molte aziende fossili nella Ccs”.

L’Aie ha previsto il picco della domanda di petrolio entro il 2030, questo guardando a “quanto sta accadendo in alcuni settori che prima consumavano petrolio.

Prendiamo le auto: solo tre anni fa era elettrica una auto ogni 25 vendute al mondo, quest’anno il rapporto è diventato una ogni cinque, e perfino le stime più conservative ci dicono che nel 2030 si venderanno solo auto elettriche.

Un’altra ragione riguarda la Cina: negli ultimi dieci ha rappresentato più dei due terzi del consumo globale di petrolio e la sua economia è cresciuta del 6% all’anno.

Ora tutti prevedono un rallentamento dell’economia cinese e quindi un calo nei consumi di petrolio”.

Il presidente di Cop28 Sultan Al Jaber propone di triplicare le rinnovabili installate.

“Credo sia possibile una convergenza a Dubai.

Tuttavia a Cop28 non si deciderà chi aumenterà e di quanto, anche se il segnale ai mercati sarà comunque molto forte”, ha aggiunto.

Per quel che riguarda il ruolo del nucleare, Birol ha spiegato che “dopo Fukushima la fame di nucleare era venuta meno, ma ora sta tornando.

Chi aveva già delle centrali ne sta prolungando la vita.

Se invece si vuole costruire nuove centrali, occorre sapere che ci vuole tanto tempo, e che dunque il nucleare non può dare un contributo immediato al taglio delle emissioni.

Ma il nostro fabbisogno di elettricità continuerà a crescere, e anche se le rinnovabili faranno la parte del leone, il nucleare avrà un ruolo importante”.

L’Italia pianifica nuovi gasdotti per diventare l’hub europeo del gas ma secondo il direttore esecutivo, “gli investimenti su larga scala nei combustibili fossili devono essere molto ben meditati.

Nel caso del gas per due ragioni.

A partire dal 2025 ci sarà un nuovo grande afflusso di gas naturale dagli Usa, dal Qatar e da altri Paesi: tra il 2025 e il 2030 ne arriverà sarà quanto ne abbiamo consumato negli ultimi venti anni.

La seconda ragione è che la domanda di gas naturale in Europa non sarà così forte in futuro, mentre crescerà quella di idrogeno.

Quindi vanno costruire infrastrutture pronte a essere riconvertite”.

Il governo italiano ha in cantiere un Piano Mattei per aiutare i Paesi africani e Birol ha sottolineato che “occorre trattare i temi energetici e climatici lasciandosi guidare dall’empatia.

In Africa più di mezzo milione di persone non ha accesso all’elettricità.

Il problema sarà risolto con le rinnovabili, ma l’Africa ha anche il gas naturale e io penso che lo dovrebbe usare, perché avrebbe un impatto minimo in termini di emissioni.

Ma in Africa uno dei problemi principali è come viene cotto il cibo.

Secondo la nostra agenzia basterebbero 4 miliardi di euro all’anno a risolvere il problema: l’Europa ha un’occasione d’oro per ricostruire un rapporto di fiducia con gli africani e le africane.

Spero davvero che l’Italia si faccia carico del problema nel summit con i Paesi africani e quando sarà alla guida del G7.

Questa è il mio invito alla premier Meloni e al governo italiano”.

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