Scongiurare il rischio che la Dengue diventi endemica in Italia “la vedo un’impresa non facile”, che richiederà “anche uno sforzo corale da parte dei cittadini”, oltre che delle istituzioni.
Lo sottolinea all’Adnkronos Salute Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università Statale di Milano, dopo la nuova circolare con cui il ministero della Salute punta soprattutto a impedire che la zanzara Aedes aegypti, vettore del virus Dengue, possa arrivare nel nostro Paese e stabilirvisi come ha già fatto la sua ‘cugina’ Aedes albopictus, alias zanzara tigre.
Fra le ipotesi a cui lavora la direzione generale Prevenzione sanitaria, poi, c’è anche quella di test volontari sui viaggiatori che sbarcano in Italia dalle aree del mondo più colpite dalla Dengue, protagonista di una grave epidemia in Sudamerica.
“Non è facile bloccare l’ingresso di un’altra specie di zanzare”, osserva Pregliasco.
“Lo abbiamo visto con la stessa zanzara tigre”, specie invasiva “che in breve tempo si è diffusa in modo molto importante” lungo la Penisola.
Zanzara tigre che, precisa l’esperto, già rappresenta un possibile vettore di Dengue: “E’ vero che non è come l’aegypti, ma anche lei può trasmettere il virus”, avverte.
Per questo, aggiunge, “ritengo necessario fare anche dei test sui viaggiatori.
È qui l’elemento chiave”, come pure lo è “la ‘disinsettazione’ dell’ambiente: agire sulle condizioni che favoriscono la proliferazione di zanzare, limitandole il più possibile – ammonisce Pregliasco – è una responsabilità che deve essere di ognuno di noi, nei contesti rurali e ancor più in quelli urbani” densamente popolati.
Se l’anno scorso la Dengue ha già fatto registrare in Italia 82 casi autoctoni, quelli che vediamo sono solo “la punta di un iceberg – evidenzia il virologo – considerando che la Dengue non è così chiaramente distinguibile da altre patologie, specie per chi non è stato in una zona endemica”.
L’infezione, fra l’altro, non sempre dà sintomi e quando questi si manifestano, a meno che non si tratti della forma grave (emorragica) di malattia, non sono immediatamente riconducibili alla Dengue.
Insomma è “una battaglia non facile, ma sicuramente – tiene a puntualizzare Pregliasco – parliamo di una malattia più tamponabile rispetto a una patologia a trasmissione respiratoria, per la quale la difficoltà di controllo è sicuramente più alta”.








