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Fabrizio Galimberti (economista): «La globalizzazione è a terra ma non è morta»

“La fine della globalizzazione è stata annunciata molte volte, e un certo numero di ‘ritorni in patria’ si è in effetti realizzato. Due anni fa, presi di sorpresa dalla penuria di mascherine, avevamo scritto: «Quello che sta succedendo con le mascherine, con i respiratori, con alcuni composti di base per la farmaceutica, indica che bisogna preoccuparsi di più della diversificazione delle forniture”.

Lo sostiene l’economista Fabrizio Galimberti.

“Questo è ben lungi dal dire che la globalizzazione non funziona. Vuol dire semplicemente che, invece di dipendere solo dalla Cina per il prodotto X, bisognerà fare in modo di avere fornitori di X anche, mettiamo, nel Vietnam o nel Messico, se non è economico produrlo in patria. Insomma, globalizzare è bello, ma è bello anche diversificare».

L’imperativo della diversificazione continua, ma l’abusata espressione – ‘niente sarà più come prima’ – questa volta è appropriata. Diversificare le mascherine non è difficile, diversificare un bene pervasivo e geograficamente concentrato in non molti produttori, non è facile.

Specie quando un grosso produttore come la Russia – rispettivamente primo e secondo esportatore mondiale di gas e petrolio – si rivela ostile e inaffidabile. Ridurre la dipendenza dalla Russia non è impossibile, ma ci vorrà tempo” scrive dalle colonne del magazine digitale Inpiù.net.

La globalizzazione ha subito un duro colpo ma non è morta. Dato che le fonti rinnovabili sono disponibili in tutti i Paesi, ed era già in corso – per ragioni ambientali e non per ragioni ‘russe’ – un percorso di distacco dai combustibili fossili, il ‘duro colpo’ è limitato al mercato dell’energia.

Non c’è ragione per cui la globalizzazione non debba continuare in altri mercati, soggetta solo alla necessità di diversificare gli approvvigionamenti per beni strategici (uno dei quali, ce ne siamo accorti forse troppo tardi, è l’energia).

Il ‘niente sarà più come prima’ acquista però, dopo l’invasione dell’Ucraina, un’altra dimensione: le spese militari aumenteranno, in Germania, in Italia, e un po’ dappertutto, dopo che una delle poche potenze nucleari ha riportata la guerra in Europa. «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci» scrisse un profeta (Isaia 2: 3-4). Ma questa volta “Forgeranno i loro vomeri in spade, le loro falci in lance”.

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