“Dobbiamo riconoscere che la globalizzazione ha anche creato delle vulnerabilità.
Alcune sono emerse solo di recente.
Altre sono in fermento da molto tempo.
Questo mi porta direttamente alla questione della frammentazione globale.
La pandemia di Covid-19 e le tensioni geopolitiche seguite all’aggressione della Russia contro l’Ucraina hanno evidenziato le vulnerabilità associate all’eccessiva dipendenza da singoli fornitori o regioni.
Questi eventi hanno mostrato come la specializzazione possa migliorare l’efficienza, ma anche portare a un’eccessiva concentrazione, creando colli di bottiglia nelle catene di fornitura globali.
L’interdipendenza è sempre più percepita come una fonte di rischio per la sicurezza nazionale.
La globalizzazione non è finita, ma la geografia del commercio sta cambiando”.
Così il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento a un seminario organizzato da Bankitalia nell’ambito della presidenza italiana del G7.
“Allo stesso tempo, la globalizzazione è stata spesso un facile capro espiatorio.
Ad esempio, l’analisi empirica mostra che il progresso tecnologico ha un impatto molto maggiore sulla disuguaglianza salariale rispetto all’outsourcing o alla partecipazione alle catene del valore globali.
La globalizzazione è stata accompagnata da un drastico miglioramento degli standard di vita, soprattutto in Cina e in altre parti dell’Asia.
Centinaia di milioni di persone sono state sollevate dalla povertà.
Nonostante tutto dobbiamo riconoscere che la globalizzazione ha anche creato delle vulnerabilità.
Alcune sono diventate evidenti solo di recente.
Altre sono in fermento da molto tempo”, ha concluso Panetta.
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