Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Ezio Mauro (Repubblica): «La democrazia è condannata alla solitudine. Ecco perché vacilla la solidarietà dell’opinione pubblica»

Su Repubblica, Ezio Mauro analizza le conseguenze profonde della guerra in Ucraina e parla del “cuore freddo della democrazia”: “Prima ci sono le vittime, naturalmente, soprattutto i vecchi, le donne e i bambini intrappolati nei caseggiati sventrati dai missili.

È questo — l’inumano — a farci dire che bisogna subito fermare il massacro, evitare altre carneficine. Ma appena solleviamo lo sguardo, dietro i cadaveri compare un paesaggio di distruzione civile, con i sopravvissuti costretti ad aggirarsi nel cratere di città fantasma, dov’è ormai stata annientata ogni forma di vita associata, demolito qualsiasi spazio politico, soffocata l’intera testimonianza civica. Palazzi sventrati, piazze cancellate, strade saltate per aria: rovine.

Adesso le città calpestate non ci sono più, e di questo nessuno parla. Quale prezzo pagheremo per la morte delle città? È il prezzo della democrazia – sottolinea Mauro – che oggi vede annientate le sue sedi individuali e collettive, come se l’invasore volesse estirparla dall’Ucraina, nelle sue forme e nella sostanza.

Ed è un costo immediatamente sproporzionato tra i due Paesi, fuori da ogni equilibrio, su cui bisognerebbe riflettere proprio oggi che dopo tre mesi di conflitto siamo vicini al punto zero, dove la guerra non riesce a risolvere sé stessa e rischia di diventare cronica.

La lezione occidentale dopo quasi cento giorni di guerra è amara: la democrazia non mobilita, è condannata alla solitudine, costretta a dare senza ricevere, obbligata a curarsi da sola le ferite.

Perché nella pubblica opinione — e in particolare a sinistra, e nell’area più impegnata nel pacifismo — non nasce una ripulsa unanime della violenza indiscriminata e arbitraria contro i cittadini e le città aggredite, e dell’attacco al cuore del meccanismo democratico che ha governato la pace in questo lungo dopoguerra? Anzi, alla prova dei fatti bisogna introdurre una distinzione in più.

Perché per l’Ucraina invasa quando non c’è condivisione c’è almeno compassione, mentre per la democrazia ferita nessun sentimento entra in gioco, il sostegno è tiepido, la solidarietà vacilla.

Abbiamo dunque qualcosa da difendere anche noi, sul bordo di questa guerra, rifiutando l’abuso come sostituto del diritto. E sapendo che non l’ipocrisia e l’equidistanza – conclude Mauro – ma l’impegno per i valori della democrazia è l’unica strada per arrivare davvero alla pace”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.