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Ezio Mauro (Repubblica): «Cosa ci è successo in questi anni per impedirci di distinguere l’aggredito dall’aggressore?»

Ezio Mauro su Repubblica si interroga sull’inversione morale cui si sta assistendo con la guerra in Ucraina: “Cos’è dunque successo in questi anni, per impedirci di distinguere l’aggredito dall’aggressore?

Raramente una guerra si è incaricata di un compito pedagogico palese come il conflitto tra Russia e Ucraina, mostrando l’evidenza delle responsabilità del Cremlino nella scelta bellica, rivelando la pretestuosità delle accuse che Mosca rivolge a Kiev, certificando dove sta il diritto e dove invece domina l’abuso.

La formula tecnica che riassume in sé il passaggio da un’epoca di pace allo stato di guerra dovrebbe spiegare tutto da sola, ed entrerà nei libri di scuola chiunque sia il vincitore: uno Stato sovrano ha invaso per decisione unilaterale un altro Stato sovrano, ha messo in discussione con le armi i suoi confini e ha negato la potestà di governo del potere legittimo sul territorio nazionale, calpestando con i tank la sua sovranità, la sua autonomia e la sua indipendenza. Cioè la sua libertà.

È un tale rovesciamento del codice di civiltà e delle regole della convivenza civile su cui si regge l’equilibrio mondiale, che dovrebbe bastare per un giudizio chiaro e netto, senza reticenze e senza ambiguità.

In più, il fatto che questa prova di forza accada nel mezzo dell’Europa risveglia vecchi fantasmi e cancella molte illusioni sulla capacità di controllo delle crisi da parte degli istituti internazionali di garanzia, costruiti con generosità costituzionale dalla generazione dei padri per evitare nuove guerre, e anche sull’utopia democratica di un governo delle tensioni tra i Paesi, attraverso gli organismi sovranazionali come l’Unione Europea.

Siamo a questo punto – scrive Mauro – e ognuno di noi può calcolare facilmente l’arretramento della civiltà europea sulla misura delle sue paure, dell’orrore per le scene terribili di morte e violenza che ritornano, dello sconvolgimento pratico della nostra vita, dell’angoscia per il futuro dei nostri figli.

Due parole tengono insieme tutti questi concetti: la democrazia e la libertà, e una parte del mondo — l’Occidente — le ha tradotte in istituzioni e costituzioni. Il rifiuto della guerra ha senso se arriva fin qui, fino in fondo: questa barbarie va fermata in nome della democrazia e della libertà, aggredite a Kiev e Mariupol, proprio perché siamo occidentali e questi valori sono la nostra identità.

Invece assistiamo a un uso reticente dell’evidenza, con una procedura ipocrita: si liquida la condanna dell’invasore in una riga, per poi rovesciare dubbi, riserve e critiche sul Paese invaso e sull’Occidente che lo sostiene, usando la libertà che la democrazia ci garantisce solo per dileggiarla a senso unico, come se fosse la sede degli inganni, peggio della dittatura che ha deciso la guerra. Politicamente è una menzogna. Eticamente – conclude Mauro – ancor peggio: un’inversione morale”.

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