Su Repubblica Ezio Mauro fa il punto sul Pnnr e sui suoi ritardi: “Si è sentito negli ultimi giorni – scrive Mauro – qualche grido (per fortuna isolato) ‘di vittoria’ dai palazzi di governo dopo l’incontro della presidente della Commissione europea Von der Leyen con Sergio Mattarella e col ministro degli Esteri Tajani, per la disponibilità di Bruxelles a considerare gli effetti della guerra in Ucraina sui tempi e sui costi di realizzazione del Piano: le conseguenze del conflitto sull’energia, sul gas, sulle materie prime e sull’inflazione sono sotto gli occhi di tutti, ed è inevitabile che il monitoraggio di attuazione del Recovery ne tenga conto.
In realtà non ci sono vincitori né vinti, perché solo un provincialismo ideologico può tentare di trasformare l’occasione continentale del piano di rilancio in una contesa tra Stati nazionali e Unione europea, una specie di gironi eliminatori di qualificazione finanziaria.
C’è ovunque in Europa un ritardo nell’esecuzione del programma, che porterà quasi tutti i governi a chiedere a febbraio una modifica nei parametri del piano, adeguandoli alle difficoltà create dalla guerra.
Un adeguamento quasi naturale, che non comporterà però un allineamento meccanico alla crescita dell’inflazione, ma una presa d’atto che per le condizioni alterate del mercato il programma rallenta, produce risultati inferiori al previsto e allunga i tempi.
Il monitoraggio in corso sul campo – osserva Mauro – ha però dimostrato che il Recovery funziona, e soprattutto ha superato la preoccupazione principale dei suoi promotori, e cioè che la differente capacità di spesa dei singoli Paesi potesse creare una forte disparità nella crescita, rivelando una definitiva fragilità del sistema davanti ai mercati finanziari.
Ma la vera partita si gioca sulla nostra capacità di spendere i fondi europei, di tradurli in misure per l’innovazione, la competitività, la salute, l’inclusione, la transizione ecologica, la digitalizzazione, l’istruzione, le infrastrutture e la giustizia. Per la parte investimenti, l’Italia per ora è in linea con gli altri Paesi.
Per la parte riforme, è più in difficoltà. Tocca al governo, che pensa a un decreto per la velocizzazione e la semplificazione delle procedure, vigilare e insistere su questi obiettivi, che devono diventare un’ossessione quotidiana per tutto il Paese, perché è qui che si gioca la scommessa del nostro futuro.
Purché – conclude – questo governo sappia diventare parte, e non solo controparte, dell’Europa”.








