Carlo Valentini su Italia Oggi commenta i movimenti cattolici in area Pd: “La convivenza tra chi proveniva dalla tradizione socialista e chi da quella cattolica che ha avuto il suo apice nell’Ulivo, un tentativo di superare, mettendo insieme i due mondi, la débâcle della Dc e la crisi d’identità del post-Pci – scrive – si è rivelata spesso problematica, soprattutto quando è venuto a mancare la figura quasi carismatica del federatore.
Le venature radicaleggianti della segreteria Elly Schlein hanno accentuato queste difficoltà, tanto che esponenti della componente cattolica del Pd hanno deciso di rompere gli indugi e si sono convocati sabato 18 a Milano, con corredo di interviste rilasciate in questi giorni in cui viene rimarcata una specificità: noi siamo cattolici.
Che però oggi non è sufficiente, a differenza del passato quando vi era netta contrapposizione tra l’ideologia marxista e la fede cattolica.
In quella situazione professarsi cattolici costituiva di per sé una discriminante e una indicazione elettorale.
Ora le carte della politica (e della società) sono profondamente mutate e non a caso i cattolici, che un tempo si ritrovavano nella Dc, sono divisi tra varie forze politiche, anche collocate in coalizioni opposte.
Non è più sufficiente definirsi cattolico per esternare un identikit politico.
Ecco perché – osserva Valentini – desta qualche perplessità una convention che sembra avere come comune denominatore la propria fede, senza indicare le priorità di un programma politico su cui impegnarsi e quali dovrebbero essere i provvedimenti qualificanti di un eventuale impegno esecutivo e comunque da perseguire anche stando all’opposizione.
La politica oggi si sta incartando sulle etichette.
Si fa un gran parlare di centrismo ma anche in questo caso pullulano i convegni in cui ci si ferma agli schieramenti senza indicare le caratteristiche che dovrebbe avere la società a cui si aspira e qual è la differenza, in concreto, dagli altri progetti.
Che è poi anche quello che manca al cosiddetto campo largo, impegnato a costruire una complicata coabitazione, discutendo di sigle e non di proposte.
I cattolici del Pd hanno annunciato che a Milano chiederanno di contare di più.
L’auspicio – conclude – è che dicano anche per fare che cosa”.








