Non si può pensare di rinchiudere in carcere gli evasori. Meglio che lavorino per ripagare la collettività. Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, non crede che la pena detentiva sia la soluzione.
Lo spiega al Festival Internazionale dell’Economia, dove presenta il suo libro ‘Uguali per Costituzione. Storia di un’utopia incompiuta dal 1948 a oggi”, a cura di Feltrinelli, al Circolo dei lettori.
“La pena detentiva per chi non paga le tasse non mi ha mai convinto. Preferisco mettere in carcere l’evasore così poi fallisce l’attività o farlo lavorare finché non ripaga la collettività?”.
Sono, ad esempio, 19 milioni i soggetti con almeno una cartella esattoriale, “hanno fatto i maramaldi per tanti anni, usiamo strumenti che li facciano rientrare in carreggiata. Li abbiamo individuati”, spiega Ruffini.
“Il mio sistema ideale è quello in cui i cittadini sanno che chi non paga viene intercettato e l’azione viene punita.
Chi è poi così autolesionista da evadere?” Ruffini è soddisfatto dell’andamento delle dichiarazioni dei redditi precompilate, “procedono bene, i cittadini acquisiscono familiarità con questo strumento”.
Prossime tappe? “Stiamo già precompilando i registri dei soggetti commerciali, l’anno prossimo partirà la precompilata Iva”.
Ora in programma “c’è l’attuazione degli istituti della rateizzazione, c’è il completamento della rottamazione in corso. La macchina fiscale è tornata alla normalità, siamo pienamente operativi perché il legislatore così ci ha chiesto di essere.
Abbiamo sospeso la nostra attività nel 2020 e 2021, c’è stato detto di ricominciare, abbiamo rimodulato l’attività dividendo nel 2022 il pregresso, abbiamo decine di milioni di atti e stiamo procedendo”.
Quanto alla riforma fiscale “la cosa che mi aspetto – afferma – è la riorganizzazione delle norme. la confusione è enorme”.
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