“Difficile immaginare qualcosa di più increscioso delle brutte figure che sta facendo in queste settimane il sistema politico italiano o per meglio dire le donne e gli uomini che ne sono i protagonisti”.
Così Ernesto Galli della Loggia descrive il teatrino dei politici sull’elezione del nuovo presidente della Repubblica: “Si va dai palesi tentativi di acquisto di voti alle feroci lotte intestine all’interno dei vari partiti e schieramenti. Ma su tutte queste brutte figure, su questi pessimi esempi, campeggia un fenomeno negativo più generale che dà compiutamente l’idea della degenerazione del sistema: la sua totale opacità proprio nel momento in cui esso è impegnato nella sua scelta più importante.
Per eleggere il presidente della Repubblica si tratta di scegliere una persona, di fare un nome. Ebbene – scrive l’editorialista del Corriere della Sera – di fronte a questa incombenza come reagisce il sistema, e cioè i partiti che ne sono gli attori concreti? Con una sorta di omertà istituzionalizzata, di reticenza elevata a sistema.
Infatti, a parte Berlusconi che con sovrano sprezzo del pericolo ha comunque il coraggio di candidarsi (anche lui però con la successiva mossa quanto meno bizzarra di riservarsi di accettare la candidatura che lui stesso ha avanzato), per il resto è stato finora un silenzio di tomba. Di un nome e cognome, di candidature vere, esplicite, neppure una.
Tutti i leader si sono presentati per giorni sugli schermi televisivi fintamente compunti e pensosi riparandosi dietro le formule ripetute ossessivamente dell’«alto profilo istituzionale», della «irreprensibile moralità» addirittura della «persona per bene» nel consueto esercizio — tipico dei politici italiani quando parlano in pubblico — di buttare la palla fuori dal campo. Il fatto che tutti abbiano paura di perdere è la dimostrazione dell’importanza cruciale della decisione da prendere: ma proprio perché la decisione è così importante tutto deve svolgersi dietro le quinte, nulla di ciò che conta deve trapelare all’esterno.
Quasi che anche agli occhi del futuro potente inquilino del Quirinale fosse dimostrazione di saggezza fare il possibile per non apparire tra i suoi mancati elettori. In un’atmosfera, insomma, che somiglia assai più a quella di un’oligarchia dove si ha paura delle vendette che a quella del regime costituzionale che per fortuna ci governa. Può infatti, mi chiedo, una democrazia funzionare in questo modo?”.
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