Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Ernesto Galli Della Loggia (Corriere della Sera): «Per parlare di negoziato bisogna condividere i termini di un possibile accordo»

“È dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia che in Italia risuona con insistenza la parola negoziato”.

Così Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera interviene nel dibattito mettendo alcuni paletti: “Ma il termine negoziato – scrive l’editorialista – è una parola vuota se non si indica almeno all’incirca intorno a che cosa negoziare, gli eventuali termini di un possibile accordo.

Chissà perché invece su questo punto, che come si capisce è il punto davvero dirimente, i fautori del negoziato osservano da sempre il più assoluto silenzio. Da più di due mesi invocano il negoziato, intimano a Draghi di darsi da fare per sollecitarlo, ma si guardano bene dal dire quali, a loro avviso, potrebbero o dovrebbero esserne i termini: ciò che tra l’altro consentirebbe a tutti di misurare la plausibilità di quanto essi auspicano.

Negoziare vuol dire procedere a uno scambio: dare qualcosa e ottenerne un’altra. Ebbene, che cosa secondo i pacifisti nostrani dovrebbe concedere ad esempio l’Ucraina? Quale concessione che possa verosimilmente soddisfare le esigenze della controparte russa fino al punto di convincerla a cessare l’invasione? E che cosa di analogo, secondo loro, potrebbe concedere Putin a Kiev?

Se non ci si esprime su questo punto, se ci si rifiuta pilatescamente di compromettersi circa quella che si ritiene una soluzione accettabile dello scontro – osserva Galli Della Loggia – allora chiedere il negoziato rischia di significare solo una cosa: dichiarare la propria indifferenza a quale che possa essere la soluzione del conflitto purché questo finisca. Il che però, come si capisce, trasforma l’invocazione al negoziato in una vuota chiacchiera demagogica o in una virtuale capitolazione di fronte all’aggressore.

La verità è che il fronte pacifista preferisce non parlare di contenuti del negoziato perché è maledettamente difficile immaginare quali possano essere: e lo dimostra il fallimento di tutti i tentativi fatti finora compreso l’ultimo compiuto da Zelensky pochi giorni fa.

In realtà per arrivare a una conclusione positiva ogni ipotesi di negoziato ha bisogno preliminarmente che la situazione sul campo si modifichi in via più o meno definitiva a favore di uno dei due contendenti, ovvero che entrambi si trovino per una qualunque ragione nella comune impossibilità di continuare a combattere.

Finché una di queste due ipotesi non si verifica ogni invocazione a mettersi intorno a un tavolo per arrivare a un cessate il fuoco e a una soluzione del conflitto ha ben poche possibilità di essere accolta”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.