“Si tratta dell’ennesima tragedia sul lavoro” che dovrebbe far concentrare la riflessione “sulla logica degli appalti al massimo ribasso e dei subappalti a cascata”.
Il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, punta l’indice sulla normativa relativa agli appalti nel commentare la scomparsa di Octay Stroici, l’operaio 66enne vittima del crollo della Torre dei Conti di Roma, dopo oltre undici ore sotto le macerie.
La disciplina dell’appalto al massimo ribasso, che premia l’offerta più vantaggiosa per la committente, è da tempo nel mirino del sindacato, di cui Stroici era delegato, per la sua potenziale spinta alla compressione dei costi.
Per Bombardieri, “soprattutto nel settore dell’edilizia, dove è stato introdotto il badge di cantiere” nell’ambito del recente decreto del Governo sulla sicurezza sul lavoro “è necessario chiarire quali aziende lavorano e che tipo di contratto usano”.
Il leader della Uil ribadisce inoltre la necessità di introdurre il reato di omicidio sul lavoro, visto che “spesso i familiari dei lavoratori che perdono la vita non hanno giustizia nei processi”.
Al centro delle riflessioni delle associazioni di categoria ci sono anche i cambiamenti introdotti dal Codice degli Appalti approvato nel 2023.
In particolare, Unimpresa sottolinea la revisione della soglia per gli affidamenti diretti, innalzata da 40mila a 150mila euro per i lavori (140mila per servizi e forniture).
Nella gara d’appalto sul restauro della Torre dei Conti risultavano sei affidamenti diretti, due dei quali alla ditta in cui lavorava Stroici.
“La sicurezza non si gioca solo nel cantiere principale, ma anche e soprattutto nei livelli più bassi della filiera, dove i controlli si diradano e le responsabilità si confondono”, osserva il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
Un’impresa che ottiene un appalto pubblico può affidare parte dei lavori ad altre aziende, ma solo dopo autorizzazione della stazione appaltante, che dovrebbe verificare il rispetto delle norme contributive e di sicurezza.
Secondo Longobardi, però, “nella pratica la catena di affidamenti si allunga e la capacità effettiva di controllo si indebolisce a ogni passaggio”.
Controverso è anche l’eliminazione del limite del 30% al subappalto, perché più passaggi significano minore tracciabilità e maggiore difficoltà nell’individuare le responsabilità sulla sicurezza.
Sul tema interviene anche Franco Scarpelli, professore ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Milano-Bicocca.
Per Scarpelli, il nodo è capire “se l’affidamento diretto, evitando la concorrenza tra imprese, non finisca per abbassare il controllo sull’equilibrio tra costi e opera da realizzare”.
Esiste inoltre il problema della valutazione tecnica preventiva da parte degli enti appaltanti, che talvolta, per carenza di risorse, applicano parametri standard senza considerare i costi reali della sicurezza dell’opera e dei suoi rischi.








