Non usa mezzi termini Emanuele Felice su Domani: l’editorialista osserva come “tutti i dati ci dicono che stiamo facendo troppo poco per evitare la catastrofe ambientale.
Nonostante ciò, anche nella Cop27 alla fine si è auspicata soltanto l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili. Subito dopo, il nostro governo ha scelto di fare esattamente l’opposto: quasi i due terzi della manovra finanziaria, 21 miliardi su 35, sono destinati a fronteggiare il caro energia. Cioè, in larghissima parte, a sussidiare il consumo di fonti fossili.
Certo – scrive – intervenire sul caro energia è inevitabile. Il punto è che bisognava attrezzarsi per tempo: se ci fossero stati negli scorsi anni significativi investimenti nel solare, ora il consumo di fonti fossili, e i soldi (i sussidi) che dobbiamo mettere per fronteggiare il caro bollette, sarebbero già minori.
In questi anni, il principale strumento per finanziare (in parte) la conversione al solare è stato il Superbonus al 110 per cento: una misura costosa e inefficiente, sbilanciata a favore dei benestanti, aleatoria nei risultati.
Adesso viene ridotto al 90 per cento: questo fa diminuirne un po’ i costi e l’inefficienza, ma ne aumenta lo squilibrio a favore dei benestanti.
Noi stiamo, con fondi pubblici, finanziando la transizione energetica dei più ricchi con il risultato di fare aumentare le disuguaglianze e di farlo dove queste sono più dolorose e ingiuste (nella capacità di fare fronte alle bollette, nella ricchezza immobiliare).
Secondo Felice, “la soluzione è un piano di investimenti che affidi la transizione energetica alla regia pubblica, e parta dalle abitazioni che si trovano nelle fasce energetiche più basse.
Un piano sistematico, volto al benessere dei cittadini e dell’ambiente, che vada innanzitutto a favore di chi ne ha più bisogno.
Qualcosa di analogo, per ambizione e funzionamento, al piano Ina-Casa lanciato da Fanfani negli anni Cinquanta (attività che, se bene impostate, hanno un moltiplicatore elevato che ne ripaga in buona parte i costi).
Una scommessa non facile, certo, date le condizioni dell’amministrazione pubblica e delle leggi in Italia. Ma a cosa deve servire la politica se non ad affrontare queste sfide? Si è già perso molto tempo (e soldi).
Adesso, il governo Meloni mantiene la stessa linea: riducendo forse gli sprechi, ma orientandosi ancora di più a favore dei ricchi.
Del tutto incurante – conclude Felice – di quello che invece una politica seria dovrebbe fare, in questa fase drammatica”.
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