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[Il discorso integrale] L’elogio funebre di Enrico Letta: «Ora che non c’è più, Sassoli è il candidato di tutti per il Quirinale. Ieri non lo era»

Pubblichiamo di seguito l’elogio funebre del segretario del Pd Enrico Letta pronunciato durante la cerimonia che si è tenuta ieri al parlamento europeo in ricordo di David Sassoli.

Il sorriso, gli occhi, la parola. Con questo trittico voglio iniziare questo discorso in memoria di David.

Il sorriso – il suo; gli occhi – quelli degli altri; la parola – di chi non ha voce.

Il sorriso, il suo, era un dono speciale, ed è il primo pensiero che attraversa la mente di ognuno di noi pensando a David. È l’immagine che trasmette la sua forza e la sua serenità.

Il suo sorriso era un dono innato, ma il suo sorriso era soprattutto uno stato d’animo: Era il sorriso dell’accoglienza. Era il sorriso della comprensione. Era il sorriso della benevolenza e della coerenza. Perché il sorriso di David – prima ancora di essere un dono di natura, così coinvolgente e accattivante, così capace di predisporre al positivo – era un sorriso interiore.

Il sorriso di chi cerca sempre il bene che c’è in ogni incontro e in ogni persona.

Quel sorriso ci ha emozionato, ci ha rassicurato e ci ha dato speranza.

Non è mai venuto meno. Fino all’ultimo. Fino a quell’ultimo messaggio di Natale. E fin agli ultimi sguardi con Alessandra, con Giulio e Livia.

Gli occhi. Quelli degli altri. Quelli che David cercava, guardava e incrociava. Quegli occhi che raccontavano i drammi del nostro tempo.

Vorrei citare uno dei suoi discorsi più belli, quello della commemorazione dell’eccidio nazista di Fossoli, in Italia.
‘gli occhi dell’umanità privata di umanità… Gli occhi di Mauthausen, come gli occhi di Srebrenica, dei profughi siriani, delle mamme riprese sui gommoni prima di annegare nella corsa verso una felicità che non arriverà mai per la nostra indifferenza’ Davide aveva questo grande dono di guardare oltre, sapeva non fermarsi alle apparenze e sapeva andare alla sostanza.

La parola. Quella di chi non ha voce. Tutta la sua vita è stata dedicata a dare parola a chi non ha voce. Dare speranza a chi non ne ha.

Questa predisposizione istintiva verso gli altri si è tradotta nella vita di David nella costruzione incessante di spazi di dialogo e nella pratica instancabile dell’ascolto.

È quindi normale che David abbia trovato in Europa la sua dimensione più naturale.

Cos’è l’Europa se non il progetto politico di uno spazio di dialogo tra persone e paesi diversi, costruito sui valori comuni di solidarietà e reciprocità?

L’Europa è apertura. David, quindi, ha colto un punto fondamentale dell’identità europea quando ha detto che ‘l’Europa è potente solo quando non si chiude in se stessa’.

Così, a partire da questo concetto, all’Istituto Jacques Delors, durante un incontro indimenticabile davanti al rosone del Collège des Bernardins di Parigi, David aveva sviluppato un discorso potente, basato sull’Europa dei valori.

L’Europa o è una potenza di valori o non è. Un desiderio costante di non abbandonare mai questa idea fondante del nostro stare insieme. ‘Rilancio, potenza, appartenenza, il motto del semestre di presidenza francese dimostra che questa visione può – e deve – essere la base di un progetto politico ambizioso.

In questi giorni in tutte le città italiane si sono moltiplicate incessantemente le manifestazioni di affetto nei confronti di David.

I suoi funerali di Stato – voluti dal Presidente Draghi, che ringrazio per essere qui anche oggi e per la sua straordinaria opera di servizio all’Italia – hanno rappresentato un incredibile momento di unità del nostro Paese.

La cerimonia di venerdì scorso a Roma è stata un inno all’Europa. Anche nel momento finale, David ci ha lasciato una grande eredità. Quel giorno, con quella bandiera europea, quel sentire tante lingue che si intrecciavano, abbiamo tutti sentito davvero che l’Europa non è solo direttive, istituzioni e acronimi.

No. L’Europa sono innanzitutto le sue persone, le sue anime, i suoi cuori. Sì, abbracci, emozioni, sorrisi e anche lacrime.
E proprio da qui vorrei condividere una riflessione che ha il difetto di immettere una punta di amarezza nell’atmosfera così intensa di stasera.

Ma d’altronde penso che una comunità di donne e uomini che si raccolgono nell’emozione della scomparsa di uno di loro, a cui in tanti abbiamo voluto bene, debba anche trarre lezioni e usare parole non scontate.

Questi giorni di lutto sono per l’Italia anche quelli della difficile scelta del o della Presidente della Repubblica, colei o colui che prenderà il testimone di un Presidente dalle eccezionali doti come Sergio Mattarella.

Proprio in questi giorni si sono moltiplicate le voci di chi pensa che proprio David sarebbe stato quel Presidente da eleggere lunedì prossimo. Voci di ogni orientamento politico. Io, parlando di questo tema con lui stesso un mese fa nel nostro ultimo incontro, registrai il suo sorriso e una frase che tengo nel mio cuore.

La lezione che traggo è che la politica deve sapere guardare oltre: oltre l’apparenza e l’immediatezza. E fare scelte coraggiose. Perché quella scelta che appare ovvia ai più, oggi che David non c’è più, ieri non lo appariva. Ma ora è tardi.

David sapeva guardare alla sostanza delle cose. Il suo costante impegno. la cura, il dialogo con chi è più lontano, anche culturalmente, hanno rappresentato il suo metodo politico, qualcosa che lui stesso rivendicava.

E questo metodo rispecchia al meglio l’anima del progetto europeo, perché è così che è stata fatta l’Europa.

È l’Europa pensata nel manifesto di Ventotene al quale tanto si ispirava David, motivo per cui è stato particolarmente bello l’annuncio oggi, da parte del Governo italiano, di intitolare a David il progetto di recupero del Carcere di Ventotene.

Quell’Europa che è unione nella diversità, parole che per David non erano uno slogan retorico, ma erano vera sostanza e metodo.

David si è sempre impegnato per un’Europa che non cadesse nella tentazione dell’omologazione, lavorando invece per un’unità rispettosa delle tradizioni e delle specificità.

E questo richiede un lavoro faticoso, paziente. Le fatiche di questo metodo a volte ‘ci possono fare arrabbiare, però è meglio arrabbiarsi e discutere in pace’ come disse una volta David in un discorso a Firenze.

L’Europa è un progetto di pace – David ne era fortemente convinto. Sin dalle prime esperienze politiche quando, insieme ad alcuni amici, prese parte a un gruppo politico chiamato La Rosa Bianca, direttamente ispirato a quei ragazzi cattolici tedeschi che si opposero al nazifascismo.

L’Europa è allora per David un processo della storia, quindi un cantiere dai tempi lunghi, che guarda naturalmente alle nuove generazioni.

Anche per questo, sostenibilità e lotta al cambiamento climatico non erano per David uno dei tanti paragrafi da inserire dentro un discorso sull’Europa.

Lo ascoltai l’estate scorsa, a Montepulciano, parlare degli obbiettivi di sostenibilità con rinnovata forza e lungimiranza. Con una visione nuova che affascinava i più giovani e li portava a capire immediatamente che per un futuro Green e sostenibile dobbiamo volere un’Europa più forte.

Perché il livello nazionale non basta. Ogni colpo di piccone che diamo oggi all’integrazione europea allontana la meta della sostenibilità, allontana la promessa di un mondo ancora abitabile tra cento anni, ancora bello come oggi.

Quel pomeriggio, circondati dalle splendide colline toscane, facevamo i conti con le nostre età e con la demografia.
Ci dicevamo che se avessimo avuto nipoti loro avrebbero avuto una speranza di vita forse di più di centoventi anni. Avrebbero visto, loro, il mondo del 2150. Non fantascienza. Stringente realtà.

E come sarà quel mondo dipende dalle nostre scelte di oggi. Come i giovani, i nostri figli, i nostri nipoti lo vivranno, dipende da noi, dal nostro amore per loro e per la nostra Terra. Dal nostro coraggio nel limitare il nostro egoismo generazionale e soprattutto dal nostro impegno a costruire un’Europa più forte.

David sapeva che un’Europa forte non può esistere senza democrazia e stato di diritto, perché un dialogo pacifico tra Paesi e posizioni diverse può avvenire solo all’interno di un quadro di regole democratiche.

David credeva fermamente che la democrazia non potesse essere data per scontata.

Bisogna combattere, difenderla. La democrazia non è un dono, ma un traguardo che va guadagnato più e più volte.
Queste convinzioni erano al centro delle azioni di David come presidente di questo Parlamento. Durante il suo mandato non solo ha tenuto accese le luci della democrazia europea, ma l’ha anche innovata.

Lo ha fatto prendendo una scelta che ha cambiato la storia.

Nel 2020, quando molte Istituzioni in tutto il mondo hanno chiuso, ha scelto di tenere aperto questo Parlamento. Oggi diamo per scontata questa scelta. Ma a quel tempo, è stata una decisione contestata, divisiva e quindi coraggiosa.

Con quella decisione, condivisa con tutti voi, David ha fatto la storia. Voi avete fatto la storia. Rendendo il Parlamento europeo protagonista in un momento cruciale della nostra storia comune.

Non era solo un gesto simbolico, ma soprattutto di sostanza.

In un momento in cui era più necessario, un Parlamento europeo funzionante e proattivo ha consentito all’UE di affrontare la crisi Covid. Utilizzando un approccio più comunitario rispetto a un approccio intergovernativo. Superando i veti nazionali e compiendo i primi passi concreti verso una vera Europa Sociale e un’Europa della Salute.

Ancora una volta, abbiamo avuto prove evidenti che quest’Aula, voi tutti, siete il cuore stesso della vita politica dell’Unione.

Immaginate come sarebbe stata la risposta europea alla pandemia, se il Parlamento fosse rimasto in isolamento. Sarebbe stato molto diverso, ne sono certo.

La scelta di David, la vostra scelta, ha contribuito a una risposta europea basata sulla solidarietà.

In quel periodo di svolta per l’UE, David ha indirizzato tutte le energie del Parlamento europeo nella lotta alla pandemia.

Mentre gli ospedali e le unità di terapia intensiva rischiavano il collasso, il Parlamento ha messo a disposizione del personale medico di Bruxelles i suoi autisti e le sue auto, consentendo loro di raggiungere i malati a casa.

A Strasburgo, qui, i locali del Parlamento sono stati messi a disposizione per ospitare un centro di screening Covid per le persone bisognose.

Per molti mesi nel 2020 lo stesso Parlamento ha aperto i battenti, ospitando le donne bisognose e fornendo pasti caldi ai senzatetto e ai più poveri.

Questa – era l’idea di David dell’Europa e delle istituzioni europee: aperta ai cittadini e vicina ai loro bisogni.

Avvicinare i cittadini alle istituzioni europee è stato uno degli obiettivi per cui David ha lavorato con più determinazione e passione.

È stato uno dei primi sostenitori della Conferenza sul futuro dell’Europa. Sempre pronto a promuovere questo progetto innovativo di democrazia partecipativa e a difenderlo da chi voleva renderlo meno ambiziosa.

Proprio come ha tenuto aperte le porte di questo Parlamento, David voleva aprire le porte ai cittadini di tutto il nostro continente. La partecipazione dei cittadini era ed è esattamente ciò di cui la nostra democrazia ha bisogno, ora e in futuro. È il coraggio di tenere aperte le porte, di difendere e sostenere la nostra democrazia.

Ed è con quel coraggio che noi – tutti noi qui riuniti oggi – dovremmo continuare a impegnarci per rendere la Conferenza un successo. Perché questo sarebbe il modo migliore – ne sono sicuro – per onorare la memoria di David.

In qualità di Presidente di questo Parlamento, David ha sempre lavorato per far sentire la voce dei cittadini, soprattutto quelle dei più deboli.

Lo ha fatto quando si è battuto per rafforzare la dimensione sociale dell’Unione.

Lo ha fatto quando ha denunciato la riluttanza dell’Europa ad assumersi i propri doveri politici nei confronti dei paesi in via di sviluppo sui vaccini.

Lo ha fatto nella sua costante attenzione ai giovani e agli studenti, ad esempio nella sua battaglia per abolire la pratica profondamente sbagliata dei tirocini non retribuiti negli uffici degli eurodeputati.

E lo ha fatto quando ha condannato gli atteggiamenti inaccettabili nei confronti di chi fugge da guerra e fame e che guarda all’Europa come a una terra di speranza. La verità è che «non abbiamo paura dei migranti, ma temiamo la povertà» – come era solito ripetere. L’Europa non può essere una fortezza: non lo è mai stata. David sapeva che un’Europa fortezza significa un’Europa senz’anima destinata a smarrirsi.

È per salvare l’Europa che ha chiesto con forza e ripetutamente la costruzione di un sistema europeo comune di asilo e immigrazione, per superare finalmente il regolamento di Dublino.

E’ anche per questo che si recò al confine tra Lituania e Bielorussia e a quello su confine tra Grecia e Turchia, sul fiume Evros. Per esigere soluzioni immediate e per essere testimone in prima persona delle terribili condizioni in cui versavano uomini, donne e bambini.

Il filo conduttore di tutte le sue battaglie è chiaro: l’Unione Europea è un’Unione di Valori.

Ecco perché dobbiamo resistere con fermezza a qualsiasi tentazione autoritaria. Contro i tentativi di mettere a tacere la stampa, di mettere a repentaglio l’indipendenza del sistema giudiziario, e contro la discriminazione delle minoranze.
In qualità di Presidente di questo Parlamento, David ha sostenuto con forza i valori che ci stanno a cuore, perché – come ha detto – “Democrazia, libertà e stato di diritto non sono negoziabili”.

La lotta di David per la democrazia, la libertà e lo stato di diritto è stata fonte di ispirazione per tutti noi; la sua lotta è stata un faro di speranza. Ed è su questa parola – speranza – che vorrei concludere.

La speranza era il tratto distintivo della leadership di David. C’era speranza nel suo sorriso, nei suoi occhi, nelle sue parole.

Una delle lezioni di David è stata che la speranza non è la certezza della vittoria, ma è la consapevolezza che gli sforzi per il bene comune non sono mai vani, perché lasceranno un seme positivo nella società. E ogni seme richiede cure, richiede tempo.

Quindi, abbiamo un dovere: vivere pienamente, senza perdere un solo momento, proprio come hai fatto tu, David. ‘Una vita a caso? Mai’ come hai detto agli amici nel dare il benvenuto a questo nuovo anno.

Hai lasciato un segno indelebile nella storia europea e nelle nostre vite.

Porteremo avanti il tuo lavoro. Le tue battaglie continueranno ad essere le nostre battaglie. Non ti dimenticheremo mai.

Addio David.

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