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Elezioni Europee: istruzioni per l’uso | L’analisi di Nando Pagnoncelli

Il dibattito politico-mediatico sulle elezioni europee è incentrato quasi esclusivamente su due temi: l’eventuale candidatura della premier e degli altri leader e i rapporti di forza tra i partiti. Di Europa nessuno parla: nihil sub sole novum, verrebbe da dire. Sul primo punto l’interrogativo più ricorrente rivolto da giornalisti-stalker ai sondaggisti è il seguente: quanto “vale elettoralmente” la candidatura di Meloni, Schlein, Taiani, Salvini, ecc.? il tema è assai suggestivo in termini mediatici, ma assai complesso in termini metodologici. Come si misura ex ante il peso elettorale di un leader, soprattutto quando si ignora se una volta eletto rinuncerà al ruolo attuale? E come si “neutralizza” l’effetto di coloro che nei sondaggi, mentendo, dichiarano di non considerare importante la candidatura di un leader per non passare per fessi abbacinati dagli specchietti per le allodole?

E’ questa l’analisi del sondaggista Nando Pagnoncelli sul magazine digitale InPiù.net

Nemmeno George Gallup, il padre dei sondaggi, potrebbe dare una risposta sensata. Eppure alcuni sedicenti colleghi/aspiranti Nostradamus si esibiscono in stime che vanno dallo “zero virgola” a qualche punto percentuale, appagando l’istinto famelico del giornalista di turno e ottenendo il quarto d’ora di visibilità, incuranti della credibilità dei sondaggi.

Sul secondo punto, le Europee rappresentano un termometro per misurare lo stato di salute dei partiti, fissare asticelle e obiettivi ipotetici (FDI al 30%, Lega sopra o sotto il 10%, sorpasso di FI sulla Lega, PD sopra o sotto il 20%, davanti o dietro il M5s, superamento della soglia del 4% da parte dei partiti minori, ecc.), raggiunti o meno i quali ci dovremmo aspettare cataclismi politici. Qualcuno ha definito le Europee una sorta di maxi-sondaggio e forse è proprio così.

Qualche avvertenza per la lettura dei sondaggi elettorali che vengono pubblicati in vista delle Europee: innanzitutto non è ancora definita l’offerta politica (liste, alleanze tattiche per il superamento della soglia, candidature, ecc.); inoltre occorre ricordare che sempre più spesso la decisione viene rinviata agli ultimi giorni della campagna elettorale (alle politiche del 2022 il 27% dei votanti ha deciso nell’ultima settimana e, tra questi, il 7% nel giorno del voto o in cabina elettorale); poi è bene prestare attenzione al tasso di astensione (alle precedenti europee pari al 45,5%) che sembra destinato ad aumentare, riducendo la precisione delle stime basate su livelli di partecipazione più elevati; infine va considerata la volatilità del voto, basti pensare che il 62% di chi indica un partito, valuta anche una seconda scelta e non esclude di modificare il proprio voto (late swing).

Intendiamoci, lo scenario complessivo non è destinato a cambiare: vincerà il centrodestra e Fratelli d’Italia si confermerà il primo partito (interrompendo il ciclo del voto “usa e getta” delle 4 tornate elettorali nazionali degli ultimi 10 anni), tuttavia ad oggi è assai difficile prevedere con precisione il risultato dei singoli partiti. Ma stiamo certi: all’indomani delle elezioni europee, l’analisi del voto e i commenti saranno rivolti al cortile o, meglio, al ballatoio di casa nostra. E l’Europa? Non pervenuta.

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