Il Superbonus sta continuando ad avere un impatto progressivamente crescente sui conti pubblici. Da 14 miliardi ad 80, probabilmente 100 entro la fine dell’anno. Questo non solo per il successo della misura, ma anche per le modifiche normative che ne hanno ampliato la portata – in primis le cessioni illimitate del credito – e per la riclassificazione contabile operata nella teoria di Eurostat all’inizio di quest’anno, a breve in attesa di conferma.
Le primissime valutazioni sul 110%, nato in tempi di lockdown con il decreto rilancio di maggio 2020 per tentare di tenere a galla l’economia, indicavano un costo totale di poco più di 14 miliardi di euro. A metterle a punto era stato il Dipartimento delle Finanze, che ne aveva calcolato l’impatto, concentrato soprattutto tra il 2022 e il 2025, considerando che il potenziamento dell’ecobonus sarebbe rimasto in vigore solo fino al 31 dicembre 2021. La previsione, bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato che, come da prassi, ne ha verificato le coperture, si è rivelata nel tempo sottostimata. Con un effetto che è stato l’esatto opposto di quello ottenuto per gli extraprofitti, anche in quel caso oggetto di stime “difettose”, ma di entrata e non di uscita per le casse dello Stato.
Il tiraggio della maxiagevolazione è stato infatti molto al di sopra delle aspettative, ma già la prima modifica introdotta nel corso dell’iter parlamentare del dl, ovvero la possibilità di cedere il credito all’infinito, ha immediatamente modificato il quadro. La successiva proroga al tutto il 2022, introdotta per emendamento nella relativa legge di bilancio, ha fatto quindi salire le stime delle Finanze di ulteriori 8 miliardi. Nel Def di quell’anno i calcoli del ministero sono poi cresciuti ancora a 36,5 miliardi. Il vero e proprio balzo è però contenuto nelle stime del Def 2023 di aprile scorso.
Nonostante a livello normativo i governi Draghi prima e Meloni poi siano intervenuti con progressive strette (la limitazione a tre delle possibilità di cessioni, il successivo blocco totale anche dello sconto in fattura e infine il ridimensionamento al 90% della detrazione a partire dal primo gennaio di quest’anno) le previsioni di spesa sono passate ad oltre 67 miliardi di euro. I dati aggiornati dell’Enea per i mesi in corso parlano di un’ulteriore salita a 85 miliardi di investimenti ammessi a detrazione e 76 miliardi di oneri a carico dello Stato. E un andamento simile ha riguardato il bonus facciate che è passato da una stima di 5,9 miliardi contenuta nel Def del 2022 ai 19 miliardi del Def 2023.
Come spiegato nello stesso Documento di economia e finanza, a fare la differenza sono intervenute le nuove regole di contabilizzazione contenute nel Manuale sul deficit e sul debito pubblico pubblicato il primo febbraio 2023 da Eurostat. Le regole stabiliscono infatti che i crediti ritenuti “pagabili” – e quelli del Superbonus sono rientrati finora in questa categoria – devono essere registrati come spesa, con impatto sul deficit nell’anno in cui sorge il diritto al beneficio per l’intero importo spettante, indipendentemente dal profilo temporale di utilizzo. Il calcolo del deficit 2022 comunicato dall’Istat in primavera ne ha tenuto conto e il risultato è stato un indebitamento netto pari l’anno scorso all’8%. Nel primo trimestre di quest’anno l’istituto di statistica si è regolato nello stesso modo, ma aspetta la conferma europea per il secondo trimestre, i cui dati saranno resi noti il 4 ottobre.
Per saperne di più:

L’Italia delle case vuote nei posti sbagliati | Lo studio

Il fiscal gap che soffoca le nuove generazioni a danno di quelle attuali | L’analisi di Laurence Kot...

Quando le disuguaglianze aumentano e le opportunità di mobilità si riducono, fiducia e coesione risc...

Disagio socio-economico: nove indicatori per mappare le fragilità sociali nei quartieri di 25 | Il r...

La regia occulta dietro le rivolte di Milano e Torino | L’analisi di Maurizio Molinari






