La riforma della giustizia è in complesso debole ma allo stesso tempo lo sciopero indetto dai magistrati è sbagliato. Lo scrive Edmondo Bruti Liberati sulla Stampa sottolineando che “il voto alla Camera chiude la prima fase della vicenda del Ddl 2681 sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm presentato il 28 settembre 2020 dal ministro Bonafede: una proposta piuttosto sgangherata ispirata a un ridimensionamento del Csm, con ampie concessioni alla demagogia del sorteggio.
La Commissione, nominata dalla nuova ministra Cartabia, presieduta dal professor Massimo Luciani ha elaborato una organica riscrittura della riforma Bonafede, con l’abbandono del ridimensionamento del Csm e ha proposto un innovativo sistema elettorale.
Dopo una lunga gestazione il Consiglio dei ministri ha varato un maxiemendamento che ha raccolto la logica della commissione Luciani, ma ha introdotto discutibili nuove disposizioni. Su questo testo – osserva Bruti Liberati – si è poi sviluppato un fuoco di fila da parte di esponenti delle stesse forze politiche di governo con emendamenti che ne avrebbero stravolto l’impianto.
La filosofia di questi emendamenti e, ancor più, il battage di dichiarazioni che li accompagnava sembravano ispirati ad uno spirito di vendetta e di umiliazione della magistratura, più che alla costruzione di una organizzazione idonea a perseguire l’efficienza del sistema di giustizia.
Il tutto in un clima surreale in cui si dimenticava che gli ambiziosi obiettivi di riduzione dei tempi del processo civile e penale perseguiti con il Pnrr sostanzialmente si reggono sulle spalle della magistratura. Ardite giravolte poi sul sistema elettorale del Csm.
Se il sonno della ragione produce mostri, il sacrificio sull’altare della demagogia genera assurdità. Il testo infine approvato ha ridimensionato le punte estreme, ma rimangono sgrammaticature e irrazionalità e soprattutto il sapore di uno spirito se non di vendetta, certo di umiliazione della magistratura.
L’Associazione Nazionale Magistrati ha tutte le ragioni per raccogliere la protesta dei magistrati, che si vedono attaccati e umiliati proprio quando lavorano a far ripartire la macchina della giustizia dopo l’emergenza Covid.
Ma l’Anm sarà all’altezza della sua migliore tradizione se, in luogo dell’evocato sciopero, si impegnerà a indirizzare la protesta in una critica costruttiva e nell’impegno per un migliore servizio di giustizia. Questo – conclude l’ex capo dell’Anm – lo scatto di orgoglio che ci si aspetta come risposta della magistratura italiana per ricostruire la fiducia dei cittadini”.
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