Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, è tornato su una delle tre battaglie che più lo appassionano assieme a Ponte sullo Stretto di Messina e contrasto all’obbligo di auto elettrica: l’energia nucleare. «Sono assolutamente convinto che nel mix energetico italiano ci debba essere l’energia nucleare. Siamo l’unico tra i grandi Paesi che si auto-castra rinunciandoci». Lo ha ribadito anche agli incontri alla Masseria Li Reni organizzati da Bruno Vespa.
Ma quanto costa davvero l’energia nucleare tradizionale e a che punto è la tecnologia di nuova generazione, quella che promette di non lasciare scorie e di utilizzare la fusione al posto della fissione? Alla prima domanda risponde una ricerca di Swisscanto, in esclusiva per MF-Milano Finanza. La nuova metodologia di calcolo approvata dalla Commissione Ue per rendere equiparabili le varie fonti energetiche (Valcoe, Value-adjusted levelised cost of energy) livella i costi di produzione, dalla costruzione alla generazione e manutenzione, includendo anche i benefici per la stabilità della rete, e riserva qualche sorpresa.
«I risultati sono chiari: le energie rinnovabili hanno comunque costi di produzione inferiori», sintetizza Gerhard Wagner, head of Sustainable Investments Equities di Swisscanto. In Europa il nucleare è più conveniente rispetto al carbone e quasi alla pari col gas, ma è più caro di solare ed eolico. Il Valcoe, infatti, gli attribuisce un costo di 140 dollari a Megawattora contro i 165 del carbone e i 135 del gas. Le rinnovabili invece oscillano tra 60 e 65 dollari al MWh. Gli equilibri cambiano proiettandosi al 2030, perché il costo del nucleare è atteso scendere a 120 dollari, rispetto a un’impennata di 215 e 220 dollari per carbone e gas e a un aumento del solare a 80 dollari, mentre dovrebbe restare stabile l’eolico (60) e addirittura scendere l’eolico offshore (45).
Al traguardo del 2050 nuova discesa: il nucleare, dal quale l’Ue si aspetta fino a 150 GW di capacità dai circa 100 GW di oggi, è previsto a 105 dollari, a rinnovabili invariate. I reattori in costruzione dovrebbero essere circa 40. «Anche il mercato sembra confermare queste evidenze», prosegue Wagner, «Nel 2022 sono stati investiti circa 472 miliardi di dollari nelle energie rinnovabili in tutto il mondo contro i 50 miliardi nel nucleare». Diverso il discorso per le nuove tecnologie di fusione, che promettono di abbattere i costi. Il Dipartimento Usa dell’Energia (DoE) ci punta e ha scelto gli otto progetti più avanzati da co-finanziare. Tra i selezionati c’è la joint venture Cfs (Commonwealth Fusion System) tra Eni e Mit di Boston, seguita da Focused Energy, Princeton Stellarators, Realta Fusion, Tokamak Energy, Type One Energy Group, Xcimer Energyi’ e Zap Energy.
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