In Italia, le nuove regole sui bilanci pubblici, approvate dall’Ecofin del 20 dicembre, hanno ricevuto un’accoglienza molto fredda. La critica principale è che, con l’introduzione dei criteri quantitativi o salvaguardie voluti dai nordici, le nuove regole sono troppo rigide e obbligano un paese come l’Italia a fare manovre molto restrittive nei prossimi anni. Chi argomenta in questo senso si preoccupa soprattutto della regola in base alla quale per i paesi ad alto debito, in tempi normali, il debito deve scendere ogni anno dell’1% del Pil.
È difficile capire dove stia la preoccupazione. Se, in tempi eccezionali – quelli in cui si sospendono le regole come è accaduto negli ultimi tre anni – il debito può salire di 10 o anche 20 punti, occorre che in tempi normali, o relativamente normali, il debito scenda. E con la regola dell’1% (che si applicherà solo dopo il 2026), occorrono 40 anni perché il debito italiano scenda da dove sta oggi al 100% del Pil!
Chi dice che questa regola è troppo rigida forse non ha visto che essa va applicata in media su periodi lunghi e non anno per anno e non ha visto che la Commissione non vigila direttamente sul debito, ma sul bilancio primario strutturale, oltre che sulla cosiddetta spesa netta, un costrutto assai complesso la cui finalità è la stessa del bilancio strutturale: tenere conto del ciclo economico lasciando che il bilancio pubblico sostenga l’attività economica in tempi di recessione.
L’altro criterio quantitativo che sembra preoccupare alcuni è quello in base al quale l’Italia dovrebbe arrivare gradualmente ad un avanzo del bilancio primario (ossia al netto degli interessi) compreso fra il 3 e il 4%. Quest’ultimo obiettivo – si dice – è irrealistico. Può darsi, ma vale la pena notare che nell’ultima Nadef, quella firmata Giorgetti-Meloni, è scritto che per ridurre il debito dopo il 2026 occorre un miglioramento dell’avanzo primario fino al 4,35% entro il 2031. Insomma, per i tecnici del nostro Mef, non per qualche falco nordico, un avanzo primario del 4% è necessario per ridurre, molto gradualmente, il rapporto debito/Pil.
Forse, con ipotesi leggermente diverse, ad esempio una crescita più elevata, un avanzo del 3% potrebbe essere sufficiente. Ma sotto è difficile che si vada; altrimenti, il debito riprende la sua corsa verso l’alto. In ogni caso, per ora i tanti fan del debito che popolano il Belpaese possono dormire sonni tranquilli: la Commissione non obbligherà l’Italia né a fare una manovra aggiuntiva nel 2024 né a fare una legge di bilancio per il 2025 più restrittiva di quella che è già messa in conto dal governo e inscritta nella Nadef.
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