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Ecco l’inizio del tramonto dei social e la rivincita del diritto | L’analisi di Ruben Razzante

Sui social «si percepiscono segnali inequivocabili di un’inversione di rotta o quanto meno di un riassestamento funzionale alla definizione di nuovi equilibri». Lo scrive Ruben Razzante sul Messaggero. «Forse è azzardato parlare di tramonto dei social, ma sarebbe da osservatori disattenti ignorare le difficoltà che le piattaforme stanno incontrando nella loro navigazione, sempre più tempestosa, nell’oceano digitale. “Potremmo fallire, come molti hanno previsto”, ha scritto sul suo profilo il fondatore di Tesla e proprietario di Twitter».

«Mal comune mezzo gaudio, potrebbe replicare il diretto interessato, visto che le grane non mancano neppure in casa Meta e TikTok. La spiccata tendenza alla condivisione nei circuiti social di video e foto assai più che di testi sta producendo la conversione delle reti sociali da luoghi di relazione a piattaforme di intrattenimento: non ci sono più gli amici ma gli spettatori. Il che» sottolinea Razzante «spiega anche l’exploit di TikTok e dei reel di Instagram e la nascita di un microcosmo di piccole piattaforme fondate su una capillare targettizzazione. Una certa stanchezza verso il mondo social originario rende peraltro ancora più nebuloso e incerto il futuro di questi colossi, che vedono progressivamente sgretolarsi le loro granitiche certezze rispetto alla soverchiante centralità che avevano assunto sul mercato e anche nell’ambito della fruizione dei diritti civili e sociali».

«Potrebbe risultare illusorio parlare di rivincita del diritto, ma di certo è in atto una ridefinizione dei rapporti di forza nel mercato dei servizi digitali destinata a erodere il senso di insindacabilità che ha sempre accompagnato le azioni delle piattaforme, soggetti privati ai quali la mancanza di regole giuridiche chiare e definite ha di fatto improvvidamente attribuito poteri ingombranti sul terreno dell’esercizio di alcuni diritti fondamentali».

«Il ruolo parapubblicistico assunto dai gestori dei servizi social si è irrobustito nel tempo grazie a regolamentazioni che li esoneravano da ogni responsabilità sui contenuti postati dagli utenti. La ratio di quelle normative era di far crescere l’economia digitale e di incentivare gli investimenti di cittadini e imprese nei servizi on-line. Da alcuni anni però» conclude «è maturata con forza in sede europea la consapevolezza della necessità di responsabilizzare maggiormente i gestori dei servizi social rispetto ai contenuti illegali, introducendo specifici obblighi di intervento».

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