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Ecco “l’effetto Geolier” nella politica italiana | L’analisi di Antonio Polito

“Ci può essere un «effetto Geolier» anche nella politica italiana?

Forse c’è già”.

Così Antonio Polito sul Corriere della Sera parlando di ‘trappola della spontaneità’: “A Sanremo – scrive l’editorialista – abbiamo assistito a un classico fenomeno del nostro tempo: il televoto popolare si è divaricato in modo netto dal voto delle élite, pubblico in sala, giornalisti ed esperti (come al solito hanno fatto vincere le élite).

Ma il vento che ha gonfiato le vele del rapper non era solo un vento del Sud.

Si è trattato dunque innanzitutto di una divaricazione generazionale.

Il che non vuol dire che l’abbiano votato solo i ragazzi, ma anche tutti coloro che la pensano come i ragazzi, e che considerano la «spontaneità», l’«autenticità», il maggior valore del tempo.

Noi sappiamo che in realtà essere sé stessi non è affatto «immediato»: «Al contrario di quanto pare intuitivo, coincidere con la propria personalità, essere semplici, spontanei, naturali, è estremamente difficile e richiede proprio una mediazione.

Questo mistero è illustrato in modo brillante dal famoso detto di Pindaro: ‘diventa ciò che sei’.

Tutto ciò – osserva Polito – ci dice qualcosa anche del voto vero, quello che va nelle urne?

Penso di sì.

Se cerchiamo uno schema che si ripete sempre nella rapida ascesa e rapidissima caduta delle fortune dei politici che si sono alternati sulla cresta dell’onda negli ultimi anni, vedremo che la spiega- zione tiene.

Prima Matteo Renzi, poi Luigi Di Maio, poi Matteo Salvini.

Hanno vinto quando sono apparsi «spontanei», «autentici», fin quando hanno lasciato intendere che avrebbero rifiutato ogni mediazione.

E poi hanno perso non appena hanno tolto la felpa, messo il vestito di sartoria, e in fin dei conti hanno dovuto accettare la mediazione politica che non fa sconti a nessuno quando è chiamato a governare.

È chiaro che anche Giorgia Meloni si è avvalsa di questa stessa spinta.

E anche lei ha introdotto nel gergo politico una neo-lingua, nel suo caso di ceppo romanesco.

Stancherà dunque anche lei, non appena sembrerà perdere la sua «spontaneità»?

E se sì, chi verrà dopo?

E se invece no – conclude – come farà la politica a riabilitare di fronte al popolo italiano, il più anziano e allo stesso tempo il più giovanilista d’Europa, il valore della mediazione?”.

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