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Ecco le tre sfide che si giocano fuori dalle urne europee | L’analisi di Ezio Mauro

“Adesso è ben chiaro che le elezioni europee invece che una resa dei conti definitiva erano soltanto il primo tempo della grande partita politica che si sta giocando sul nostro futuro”. Lo scrive Ezio Mauro su Repubblica osservando che “fuori dalle urne si intrecciano tre sfide, collegate tra loro: la contesa parlamentare per il governo dell’Europa in una fase decisiva per il suo destino, quella culturale tra la destra radical-populista e la sinistra occidentale, e infine quella nazionale tra il sovranismo al potere e le opposizioni sparse. Mai come in questo caso l’Europa è il paesaggio di fondo di tutte le nostre scelte, vincolante e legittimante.

Ma quale Europa? Siamo costretti a chiedercelo, perché per la prima volta l’idea della Ue come unione sovranazionale tra 27 Paesi, basata sullo stato di diritto e sui principi della democrazia liberale, è insidiata nella sfida di vertice da un modello concorrente, quello della destra estrema. Questo progetto alternativo nega l’esistenza di un ‘popolo europeo’, si richiama mitologicamente all’Europa secolare di Atene e Roma per realizzare in concreto un’alleanza europea delle nazioni basata sull’identità dei popoli e sulla cooperazione volontaria degli Stati, che tesaurizzano ogni aspetto della loro sovranità, e non la cedono.

Dunque – osserva l’editorialista – non più un’Unione ma uno spazio di libera cooperazione tra nazioni sovrane, che si riappropriano di ogni potestà politica, economica, diplomatica, di difesa spogliandone la Ue, condannata a ridimensionarsi. Silenziosamente, stanno ritornando le colonne d’Ercole, rinchiudendo nuovamente l’Europa nella dimensione domestica del Mediterraneo. Una vera e propria rivoluzione, nascosta dietro la battaglia per le poltrone europee di vertice. E infatti c’è una coerenza “rivoluzionaria” nell’arrembaggio all’idea di Europa a Bruxelles e Strasburgo e nell’arroccamento domestico sull’idea di nazione da parte della nuova destra radicale.

Per raggiungere questo obiettivo non basta una riforma, serve una frattura. Perché ciò che la destra vuole realizzare, dopo il cambio di governo, è un cambio di sistema, a Roma e a Bruxelles. Bisogna saperlo, per trasformare ogni atto politico in un grande referendum permanente sul destino liberal-democratico della democrazia europea”.

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