Press Parliament Party: sono queste – ricorda Carlo Galli su Repubblica – le tre P del liberalismo: stampa parlamento partito. Non c’è bisogno di spiegare quanto tutto ciò sia alla base anche della democrazia. Che certamente va oltre il liberalismo, perché esige uguali diritti e anche l’intervento pubblico dello Stato per garantirli effettivamente. Ma che privata di quel nucleo è snaturata. Senza quel nucleo è impossibile approssimarsi all’obiettivo che la politica moderna — tanto quella liberale quanto quella democratica — si pone: l’obiettivo della trasparenza.
Cioè del controllo sempre più pieno che i cittadini devono esercitare sulla politica: al sorgere delle istituzioni queste devono essere oggetto di un preciso atto di volontà popolare (il potere costituente), mentre il loro funzionamento a regime deve essere ragionevolmente controllabile dai partiti che ne dibattono in Parlamento, e dalla stampa che esercita il diritto-dovere di critica e di informazione. Il cittadino non può essere un suddito ignaro, o semi-informato, contento di ciò che passa il potere. In Italia difficilmente qualcuno si oppone frontalmente al nucleo liberale della politica. Si cerca però in vari modi e da più parti di eroderlo, di restringerlo.
Molti poteri non apprezzano la critica; molte forze invitano al conformismo o al disinteresse. E proprio per questo contrastare l’opacità, esercitare la critica e l’opposizione, coltivare il pluralismo delle opinioni, è compito di chi vuole una democrazia funzionante: senza questo dinamismo, senza questa dialettica, senza questa libertà, anche la sostanza materiale della democrazia — l’eguaglianza — è ben difficile da immaginare e da promuovere. Non è sorprendente che la destra non sia a proprio agio in questo contesto politico e intellettuale. Le sue lontane radici — senza tirare in ballo il fascismo — stanno in culture e in pratiche che privilegiano l’autorità sulla discussione, il potere come decisione rispetto alla dialettica, che guardano con sospetto i partiti.
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