Massimo Gramellini sul Corriere della Sera descrive le “tante Italie” presenti alle esequie di Berlusconi: “L’unico che mancava – osserva l’editorialista – era lui, forse. Sono stati i funerali eleganti di un «re multitasking», come lo ha definito Emanuele Filiberto, esperto del ramo. Quale altra cerimonia sarebbe stata capace di tenere insieme Mattarella e Lele Mora, Giorgia Meloni e Franco Baresi, Mario Draghi e Maria De Filippi, Elly Schlein e Ilary Blasi, le corone di fiori di Lapo e Belen, ma anche quelle del Milan club Parigi e dei residenti di Milano 2?
L’unico che mancava era lui, il presenzialista per antonomasia. Ma se c’era, e secondo me c’era, si sarà commosso e divertito: per gli umori della piazza, dove sventolavano bandiere di calcio e di partito, e si sentivano cori da stadio su «chi non salta comunista è» trasmessi in religioso silenzio dalle tv. Ma soprattutto per il passaggio del feretro davanti al Palazzo di Giustizia—il Palazzo di Giustizia, dico — con le bandiere a mezz’asta in suo onore.
Dentro e fuori dal Duomo – scrive l’editorialista – c’erano le sue tantissime Italie, una miscela inedita e irripetibile di ministri e centravanti, imprenditori e conduttrici, seguaci in tacco dodici e tifosi vari. Di mondo invece ce n’era pochino, praticamente solo l’ungherese Orbán e l’emiro del Qatar. L’assenza dell’establishment occidentale lo avrà offeso, ma non stupito: non poteva certo aspettarsi Sarkozy, Angela Merkel o «mister Obamaaa» in prima fila. Anzi, avrà considerato la loro latitanza come la prova provata che, per quanti imitatori abbia avuto all’estero, la sua complessa natura di «re multitasking» è stata percepita come tale soltanto in Italia. C’è poi un aspetto della cerimonia che lo avrà colpito, forse sorpreso, sicuramente inorgoglito: la sua sobrietà, così lontana dal modello che nei decenni ci siamo abituati a etichettare come «berlusconiano».
I figli erano assorti, composti, impeccabili. E anche chi non riusciva a nascondere i segni del dolore, come la compagna Marta e la primogenita Marina (la loro camminata sul sagrato mano nella mano è l’immagine simbolica della giornata) trasmetteva un senso di misura e dunque di sincerità. L’unico gesto, per così dire, «volgare» – conclude – è arrivato dai tanti politici che in chiesa hanno sguainato il telefono per riprendere il passaggio della bara lungo la navata centrale. «Forse si aspettavano che saltassi fuori», avrà commentato lui. E non è mica ancora detto che non lo faccia”.
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