Dall’aumento delle ritenute sui bonifici agli aumenti per gli intermediari assicurativi. Per comprendere la manovra di bilancio, bisogna guardare il famoso allegato 3 delle Relazione Tecnica, una lunga tabella che elenca gli effetti finanziari di tutti gli articoli e commi della legge. La tabella è finalmente disponibile e conferma che il maggior deficit 2024 è di circa 16 miliardi. E che le voci principali di costo sono: la proroga del taglio del cuneo contributivo (11 miliardi), il finanziamento del servizio sanitario nazionale (1,9 miliardi, al netto degli effetti indotti sulle entrate), i contratti per i dipendenti pubblici (1,5 miliardi, anche qui al netto degli effetti indotti), le politiche per famiglie e natalità (1,3 miliardi).
Questa, nelle grandi linee, è la manovra. Si può criticare un progetto di bilancio che, come era chiaro sin dalla pubblicazione della Nadef, non prevede una riduzione del rapporto debito/Pil, il che significa far correre all’Italia rischi notevoli anche alla luce delle due grandi tragedie che si stanno consumando ai confini dell’Europa. È però difficile dire che qui ci sono le bandierine elettorali dei partiti. Nelle scelte di fondo questi numeri riflettono la sensibilità di quasi tutti i partiti e dell’opinione pubblica. Forse la critica principale è che si sarebbero potuti mettere più soldi sulla sanità, invece di fare un piccolo, ma pur sempre costoso (4 miliardi, finanziati al di fuori della legge di bilancio) taglio dell’Irpef; taglio che peraltro è previsto per un solo anno. Le bandierine naturalmente ci sono, ma contano davvero poco. Sulle pensioni ci sono tantissimi provvedimenti, ma il loro costo netto nel 2024 non supera i 200 milioni.
Poi ovviamente ci sono tante piccole e grandi sorprese nascoste nelle pieghe delle 260 pagine, scritte fittissime, della legge. Viene aumentata, dal 8 al 11%, la ritenuta d’acconto che le banche sono tenute a fare sui bonifici che i contribuenti fanno ad esempio ai medici o alle ditte di ristrutturazione per spese detraibili o deducibili; da questa sola misura il governo conta di prelevare 500 milioni (di minore evasione). Una brutta sorpresa arriva per gli intermediari assicurativi (agenti, subagenti ecc.) sulle cui provvigioni viene imposta la ritenuta d’acconto del 23%; su questa categoria piuttosto ristretta il governo conta di prelevare ben 600 milioni (anche qui di minore evasione, almeno così spera il governo).
Oltre alle sorprese, qualche conferma: la principale è che viene abolita l’Ace (con un risparmio per l’erario di 5 miliardi nel 2025), una misura che tanto ha fatto per migliorare la patrimonializzazione delle imprese italiane. Nel decreto fiscale si afferma che i relativi risparmi verranno utilizzati per l’attuazione della delega fiscale: ci attende quindi che l’Ace venga sostituita con la famosa detassazione per chi assume e chi investe, ma per ora c’è solo la prima: una maggiorazione (figurativa) del costo del lavoro del 20% per chi aumenta l’occupazione nella media del 2024 rispetto al 2023. Il costo, in termini di mancato gettito Ires-Irpef, è notevole (1,3 miliardi); peccato che anche questa misura, come tante altre di questa manovra, sia finanziata per un solo anno.
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