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Ecco l’autogol della CGIL sul Jobs Act | L’analisi di Tommaso Nannicini

“Due indizi non fanno una prova, ma raccontano comunque qualcosa”. Così Tommaso Nannicini su La Stampa, parlando di quello che definisce l’“autogol della Cgil sul Jobs Act”.

“Le reazioni ai referendum contro il Jobs Act promossi dalla Cgil e alla proposta di legge della Cisl sulla partecipazione dei lavoratori in azienda – scrive – svelano una linea politica basata su due elementi.

Il primo: rafforzare l’egemonia della Cgil sul centrosinistra, in una sorta di cinghia di trasmissione all’incontrario per cui i partiti prendono ordini dal sindacato.

Il secondo: creare una polarizzazione all’interno del mondo sindacale, spingendo la Cisl verso il centrodestra.

Se vincesse questa linea, che cosa accadrebbe? Di sicuro, avremmo un sindacato più debole.

Negli ultimi decenni, solo l’unità di Cgil, Cisl e Uil ha permesso ai sindacati di ottenere risultati importanti. Sul piano politico, gli esiti sono più incerti.

In fondo, nella Prima Repubblica, ogni partito aveva le sue organizzazioni sociali: sindacati, associazioni di categoria nell’artigianato, nel commercio, nell’agricoltura, circoli ricreativi, persino associazioni sportive amatoriali.

Per alcuni, era un effetto perverso della partitocrazia.

Ma non c’è dubbio che queste articolazioni rafforzassero la vocazione maggioritaria dei partiti più forti, il loro essere capaci di parlare a tutta la società e non soltanto a qualche settore.

La Dc – ricorda Nannicini – non poteva schiacciarsi sugli interessi di imprese e proprietari terrieri, perché doveva confrontarsi con il «suo» sindacato.

Pci e Psi non potevano schiacciarsi sugli interessi della classe operaia, perché dovevano confrontarsi con i «loro» artigiani e commercianti.

Pur con tutte le differenze del caso, oggi, spingere una parte del mondo sindacale verso l’attuale centrodestra ne rafforzerebbe la vocazione maggioritaria, aiutandolo a governare.

Insomma, sia dal punto di vista sindacale che politico, questa strategia presenta evidenti effetti collaterali.

Un sindacato diviso è un sindacato debole, mentre in questa fase sarebbe importante che si mostrasse compatto per ottenere salari più alti e tecnologie più umane.

Provare a spingere la Cisl verso il centrodestra significa rafforzare il progetto di quest’ultimo di farsi coalizione «pigliatutto», consolidandone la presa sul potere.

Tutto questo – conclude – in cambio soltanto dell’egemonia della Cgil sul centrosinistra? Visto da fuori, non sembra proprio un grande affare”.

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