“Dopo mesi di negoziato, sembra che si sia trovato un accordo sulla riforma delle regole fiscali europee, il cosiddetto Patto di Stabilità”.
Lo scrivono Francesco Giavazzi e Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera: “Se è presto quindi per cantare vittoria – osservano i due editorialisti – vale però la pena di riflettere se l’accordo sia ragionevole e costituisca un progresso rispetto al vecchio Patto.
Ci si sarebbe aspettati che Francia e Italia avrebbero combattuto una battaglia per sostenere l’impianto originario della riforma e concentrato il negoziato sull’eliminazione o perlomeno modifica delle salvaguardie, ma non è stato così.
E così, una discussione che era partita da una proposta coraggiosa della Commissione sta risolvendosi con un compromesso politico di bassa portata.
La Francia ha offerto ai tedeschi uno scambio: vanno bene le nuove regole (salvaguardie) sulla riduzione del debito, anche se sono potenzialmente pro-cicliche, purché nei prossimi quattro anni – cioè finché Francia, Italia e altri rimarranno in procedura di infrazione -, il deficit possa scendere più lentamente.
Da una riduzione di mezzo punto l’anno a una di circa la metà.
Questo – sottolineano Giavazzi e Reichlin – consente alla Francia di avere da oggi alle prossime elezioni, che saranno nel 2027, un po’ più spazio di bilancio.
Poco male se si è persa l’occasione per una battaglia sui principi che devono governare la politica fiscale europea.
La stessa critica vale per l’Italia che ha insistito su più flessibilità nel breve periodo ma non è entrata nel merito della riforma che scatterà una volta usciti dalla procedura di infrazione.
Il governo ha cantato vittoria.
Certo, l’accordo franco-tedesco – se fosse approvato – ci permetterebbe nei prossimi tre/quattro anni un aggiustamento più graduale di quello che lo stesso governo aveva previsto.
Ma usciti dalla procedura di infrazione entreremmo in un brutto accordo, sia per la sua complessità – eccezioni e cavilli che lo rendono poco trasparente -, sia per il motivo già ricordato: il rischio di pro-ciclicità.
La consolazione – concludono – è che nonostante ciò la riforma della Commissione, anche con le salvaguardie, è migliore del vecchio Patto”.
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