Francesco Bei su Repubblica parla di “vittoria della secessione”: “Con la scontata approvazione della cosiddetta Autonomia differenziata, da parte del Senato – scrive l’editorialista – inizia oggi il processo di disarticolazione dello Stato. Arriva a compimento un disegno che parte da lontano, quella che l’economista Gianfranco Viesti ha chiamato la secessione dei ricchi. Era il progetto originario, mai rinnegato, della vecchia Lega bossiana ed è significativo che a condurlo in porto sia il ministro Roberto Calderoli, legato per storia personale a quella antica stagione separatista.
Le Regioni ordinarie che ne faranno richiesta potranno siglare intese con lo Stato per avere piena ed esclusiva autonomia su 23 materie, dalla Salute all’Istruzione, dallo Sport all’Ambiente, passando per Energia, Trasporti, Cultura e Commercio Estero. E naturalmente potranno trattenere sul territorio autorevoli economisti e costituzionalisti, è la fine dell’Italia per come l’abbiamo conosciuta, con la polverizzazione del potere centrale e la creazione di un numero ancora imprecisato di staterelli semi-sovrani.
Con esiti paradossali – sottolinea Bei – opposti a quella pretesa maggiore efficienza che viene propagandata dai fautori del disegno di legge. Come ha correttamente fatto notare Giuseppe Pisauro, non c’è soltanto una questione di equità e di rispetto dei diritti costituzionali dei cittadini che abitano nelle regioni del Sud (ci arriveremo tra un attimo con la storia di Gabriella). Il problema è proprio la presunta maggiore efficacia delle nuove Regioni nello spendere i soldi delle nostre tasse. L’altra questione gigantesca è il rispetto della Costituzione, che assegna alla Repubblica il compito di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana».
Per questo il ddl Calderoli ha previsto i Lep, ossia i livelli essenziali di prestazioni al di sotto dei quali non potrebbero scendere i servizi pubblici. Ma — e bisogna citare sempre Pisauro — questi Lep sono di fatto «una foglia di fico» per coprire la vergogna di uno Stato che accetta come immodificabili le attuali diseguaglianze. Prendiamo la Sanità. Da molti anni esistono i Lea, i livelli essenziali di assistenza, ma questo – conclude – non impedisce le macroscopiche differenze fra le prestazioni ospedaliere al Sud e al Nord visto che i Lea vanno poi finanziati”.
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