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Ecco la scommessa di Macron per contrastare Le Pen | L’analisi di Riccardo Perissich

Dire che Macron è in seria difficoltà è quasi un eufemismo. Il suo livello di popolarità è ai minimi storici, nonostante la situazione economica sia piuttosto buona se paragonata al resto dell’Europa e la Francia stia affrontando la sfida dell’innovazione meglio di molti altri. Il caso francese, e quello americano, sembrano indicare che l’elettorato in occidente sta diventando più sensibile ai problemi identitari che alla realtà dell’economia. La sua popolarità non riesce a sfondare nemmeno fra i giovani, che dovrebbero essere i più sensibili allo sforzo di modernizzazione impresso al paese. Lui ne è in gran parte responsabile, a causa di seri problemi di comunicazione, e per non aver saputo o voluto costruire un partito capace di sostenere la sua politica sul territorio.

Ancora più grave è la mancanza di maggioranza parlamentare: le riforme importanti, come quella delle pensioni, hanno reso necessario il ricorso alle disposizioni della costituzione che consentono di legiferare anche senza il consenso del Parlamento, disposizioni eccezionali, ma che sono diventate quasi normali in questa situazione del tutto anomala per la logica della V Repubblica. Dopo le elezioni del 2022 che hanno creato questa situazione e di fronte alla radicalizzazione delle opposizioni di destra e sinistra, Macron non ha avuto altra scelta che cercare l’accordo con ciò che resta della destra moderata, ultimi eredi del gollismo. Operazione riuscita finora solo in minima parte. Fino all’ultimo episodio della legge sull’immigrazione che ha obbligato il Presidente ad accettare soluzioni sostanzialmente dettate dalla destra.

Decisone che forse piacerà all’elettorato conservatore, ma rischia di fargli perdere consenso negli elettori della sinistra moderata e forse anche del centro. Con una sinistra frantumata, chi approfitta della situazione è l’estrema destra populista ed euroscettica di Marine Le Pen. La signora due volte candidata e due volte sconfitta da Macron, ha imparato la lezione: è diventata quasi invisibile e cerca di accreditare un’immagine di serietà e moderazione.

Ha mandato in prima linea Jordan Bardella, giovanissimo (28 anni) neo-presidente del partito, di origine italiana, onnipresente in tv e nelle occasioni pubbliche, che sarà capolista alle elezioni europee. Ottimo parlatore, avvenente e gentile, a tutto fa pensare tranne che a un pericoloso fascista. Il messaggio è sempre lo stesso, xenofobo ed euroscettico, ma espresso nei toni più rassicuranti possibili e facendo attenzione a non dire nulla di concreto. Tutto ciò ne ha fatto in pochi mesi il politico più popolare di Francia. In teoria, Macron dovrebbe essere tranquillo fino alla scadenza del suo mandato nel 2027. Tuttavia si è instaurato un clima per cui le prossime elezioni europee potrebbero diventare un test fondamentale. Se la distanza fra il partito del Presidente e quello di Le Pen/Bardella dovesse essere troppo grande, pur non sfrattato dall’Eliseo, Macron diventerebbe definitivamente un’anatra zoppa: incapace di decidere nulla di significativo.

Anche la sua proiezione internazionale sarebbe compromessa. Ha quindi tentato un colpo quasi disperato sostituendo Elisabeth Borne, Primo Ministro competente ma opaca, con Gabriel Attal. Il ragazzo (34 anni) è vicino a Macron da sempre, viene da sinistra ma anche dalla Parigi bene dove ha fatto le scuole giuste. È stato per breve tempo ministro dell’Educazione Nazionale dove ha impressionato per competenza e decisione. Altrettanto sorprendente è la composizione del governo: il più a destra dai tempi di Sarkozy, che del resto si dice lo abbia largamente ispirato. Un gesto simbolico è stata la nomina a Ministro della Cultura di Rachida Dati, già Ministra di Sarkozy e probabile candidata (sostenuta da Macron) a sindaco di Parigi nel 2025.

È ancora presto per giudicare il successo di questa scommessa, anche se la partenza è stata accompagnata da alcuni errori gravi come la nomina proprio all’Educazione Nazionale di una persona palesemente sbagliata. La Francia si prepara dunque al confronto Bardella/Attal. Due giovani interessanti, ma sulle cui spalle forse pesano attese troppo grandi persino per le loro indubbie qualità. E il 2027? Macron non sarà più eleggibile. Finora si è ben guardato dal far crescere un possibile successore. Tre anni sono lunghi in politica, ma non molti per preparare un candidato capace di battere Le Pen; che aspetta appollaiata come un avvoltoio e protetta dal giovane Bardella.

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