Una norma per rafforzare il regime fiscale agevolato previsto per i lavoratori rimpatriati. Questo l’obiettivo della Proposta di legge che l’associazione Controesodo intende presentare.
Lo ha spiegato Michele Valentini, fondatore della realtà associativa che rappresenta i circa 40mila lavoratori rientrati dall’estero nel corso degli ultimi 15 anni, intervenendo alla giornata conclusiva dell’Assemblea plenaria del Cgie al Cnel.
Si tratta, ha spiegato Valentini, “di una proposta di legge molto innovativa che nasce dall’esigenza di rafforzare l’efficacia del regime fiscale agevolato previsto per i lavoratori impatriati. L’intento è duplice: da un lato, favorire la permanenza stabile sul territorio di soggetti qualificati, evitando fenomeni di mobilità opportunistica e temporanea; dall’altro, promuovere un uso produttivo della maggiore disponibilità economica derivante dal trattamento agevolato, orientandola verso settori e strumenti funzionali allo sviluppo sostenibile e all’innovazione del Paese”.
La proposta, ha aggiunto Valentini, “prevede quindi che i soggetti già beneficiari delle agevolazioni possano prolungare di ulteriori tre anni il regime agevolato, a condizione che effettuino determinati investimenti qualificati. Questi possono riguardare azioni di società italiane quotate su Euronext Growth Milan (le cosiddette PMI o piccole medie imprese); start-up innovative; attività di ricerca scientifica; Buoni del Tesoro Poliennali; oppure investimenti in piani di risparmio a lungo termine detti anche PIR che hanno come sottostante azioni o obbligazioni di aziende italiane; quote di fondi che co-investono con il Fondo nazionale strategico”.
“A garanzia della serietà di questo impegno, sono previsti vincoli temporali minimi di detenzione o reinvestimento in caso di dismissione anticipata, nonché un versamento pari allo 0,5 per cento del reddito agevolato del periodo d’imposta precedente, quale condizione per l’esercizio dell’opzione. È inoltre stabilito un importo minimo di investimento in strumenti finanziari produttivi, con riduzioni proporzionali previste in presenza di figli a carico, in linea con i principi di equità fiscale e promozione della natalità. Viene infine richiesto un impegno di permanenza della residenza fiscale in Italia per almeno quattro anni successivi, pena la decadenza dai benefici e il recupero delle agevolazioni fruite. La PDL si colloca in una logica di valorizzazione delle politiche fiscali non solo come strumenti di attrazione di capitale umano, ma anche come leve per orientare il risparmio privato verso impieghi economicamente e socialmente virtuosi”.
Quanto alle coperture, ha sottolineato Valentini, “la misura, pur introducendo una temporanea estensione del beneficio, risulta neutra o positiva dal punto di vista degli effetti di finanza pubblica, grazie al contributo versato dai beneficiari, ai vincoli di permanenza fiscale e soprattutto al potenziale effetto moltiplicativo degli investimenti richiesti, in termini di crescita, occupazione e innovazione. Essa costituisce dunque una misura equilibrata e coerente con gli obiettivi di rafforzamento del sistema produttivo nazionale, della capitalizzazione delle imprese italiane e della sostenibilità del sistema fiscale”.
Nel corso del suo intervento, il presidente del Gruppo Controesodo ha anche ricordato la duplice missione dell’associazione: “in primis rappresentiamo gli associati nei confronti delle istituzioni e da anni dialoghiamo con quest’ultime per far sì che la normativa sia effettivamente fruibile da chi ne ha diritto; in seconda battuta aiutiamo, in maniera del tutto gratuita, tutti coloro che hanno intenzione di rientrare o sono già rientrati dall’estero, ad orientarsi nella giungla delle norme fiscali italiane, ancora una volta per fare in modo che chi ne ha diritto ne possa anche poi fruire agevolmente”.
Il Gruppo, ha detto Valentini, “è nato perché già nel 2010 era chiaro che il fenomeno della fuga dei cervelli fosse drammatico e che bisognava fare qualcosa con urgenza per iniziare a tamponare questa emergenza. Secondo uno studio presentato al Cnel dalla Fondazione Nord Est, in tredici anni, dal 2011 al 2023, circa 550mila giovani italiani tra i 18 e 34 anni sono emigrati. Si stima che al capitale umano uscito corrisponda un valore di 134 miliardi, parliamo di 4/5 manovre finanziarie! L’Italia è all’ultimo posto per capacità di attrarre giovani in Europa accogliendo solo il 6% di europei, contro il 43% della Svizzera e il 32% della Spagna. Molti vanno via per ricercare migliori opportunità lavorative (25%), ma anche per studio e formazione (19,2%) e per cercare una qualità di vita più alta (17,1%). Il 10% invece è alla ricerca di un salario più alto. E accade soprattutto al Nord Italia, dove il 35% dei giovani residenti è pronto a trasferirsi all’estero”.
Purtroppo, ha aggiunto Valentini, “chi torna in Italia spesso lo fa per motivi famigliari e non per ragioni legate alle migliori opportunità lavorative. Fatta questa premessa, andiamo ora a fare un breve excursus sulla storia della normativa volta a incentivare il rientro dei lavoratori dall’estero. La normativa sul rientro dei cervelli era stata modificata nel 2019 per permettere all’Italia anche di catturare ed intercettare la fuga dal Regno Unito causata dalla Brexit. In quella sede si decise di concedere una agevolazione base di cinque anni potenzialmente estendibile per ulteriori cinque anni in presenza di alcuni indici di radicamento del contribuente quali la presenza di figli minori o l’acquisto di una unità immobiliare sul territorio italiano. L’agevolazione, così concepita, ha dato enormi risultati positivi con il numero di rientri che nel corso degli anni continuava ad aumentare con percentuali molto importanti che arrivavano anche fino al 30%. Purtroppo però nella finanziaria del 2024, l’attuale Governo ha deciso di limitare moltissimo la portata delle agevolazioni. Ci troviamo oggi con agevolazioni dimezzate in termini di durata, quindi non più dieci ma cinque anni senza alcun occhio di riguardo per gli indici di radicamento quali figli o casa”.
“Purtroppo — ha detto — così facendo, si ritorna esattamente dove eravamo nel 2014 quando a fronte di agevolazioni simili a quelle attuali, il tasso di ri-espatrio di chi rientrava era quasi del 50% ossia la metà di chi rientrava, alla fine del periodo agevolato, tornava all’estero. Nel nostro database, che a differenza dei dati ministeriali che si basano sulle dichiarazioni dei redditi e che come tali vengono pubblicati con due anni di ritardo, ha dei dati in tempo reale, abbiamo notato una diminuzione delle registrazioni massiccia a partire da inizio 2024 fino ai giorni nostri. Questo a testimonianza del fatto che qualcosa di sbagliato è stato fatto e che è urgente intervenire con un correttivo” ha concluso Valentini riferendosi alla proposta di legge che Controesodo intende presentare.








