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Ecco la doppia sfida dell’Eliseo | L’analisi di Stefano Folli

Stefano Folli su repubblica parla di doppia sfida dell’Eliseo e traccia un parallelo con l’Italia: “Pur con tutte le evidenti differenze istituzionali – scrive l’editorialista – mai come in questi giorni gli italiani guardano alla Francia. Da destra e da sinistra. Si è capito che la strategia di Macron è stata sottovalutata. Nonostante tutto esiste, benché il risultato sia incerto.

Domenica sera, oppure lunedì 8 luglio, si capirà se il presidente è stato travolto dagli eventi; o se invece ha indovinato il colpo di dadi che gli permette di conservare quasi intatto il suo potere, avendo impedito la maggioranza assoluta al Rassemblement di Marine Le Pen in favore di un improbabile ‘fronte repubblicano’ tenuto insieme da un unico collante: l’avversione verso la destra le cui lontane radici sono a Vichy e non tra i seguaci del generale De Gaulle. Macron è stato il profeta, diciamo così, di uno schema che doveva unire la sinistra riformatrice e la destra modernizzante.

Ora – dice Folli – deve portare i suoi voti al massimalista Melenchon e agli altri del ‘fronte’ nella speranza di essere ricambiato laddove è possibile. Si dirà: è la logica del doppio turno. In realtà non è solo quello. È la storia di un fallimento politico in un’Europa sfidata dalla guerra e dalle incertezze economiche. E allora il dilemma francese interpella anche l’Italia. Senza doppio turno, le ‘desistenze’ da noi vanno fatte prima del voto. È lo scenario verso cui si avvia il fronte Pd-5s-Avs: non proprio una proposta coerente di governo, bensì un patto anti-Meloni in cui fatalmente verranno risucchiati alcuni spezzoni del ‘centrismo di sinistra’, chiamiamolo così, che ha fallito la prova delle elezioni europee.

In Francia le difficoltà di Macron sono ingigantite dalla presenza di un Melenchon, senza dubbio un populista di rango. Di lui in Italia non c’è l’equivalente, come dimostrano le disavventure di Conte, una figura minore destinata ad accasarsi nel Pd di Elly Schlein: beninteso, riservandosi il diritto di compiere qualche azione di guerriglia. Ma a Roma come a Parigi si va verso una fase più radicale. Vedremo – conclude – se danneggerà Le Pen e Meloni, oppure finirà per rafforzarle”.

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